Malgrado tutto, restiamo pieni di umana comprensione per le difficoltà che un neofita della politica e della gestione amministrativa come Damiano Coletta si è trovato a dover affrontare da tre anni a questa parte, cioè da quando ha assunto il governo della città capoluogo.
Ma non possiamo ascoltare senza reagire una ricostruzione infedele e stantia dei fatti e delle circostanze che hanno contrassegnato questi ultimi tre anni di vita a Latina.
Ci bastano un paio di uscite del sindaco nel suo discorso ai cittadini pronunciato l'altro pomeriggio nei giardini del palazzo comunale: la prima, la storia dell'auto usata che tutti vorrebbero vedere lustra nella carrozzeria, ma che un sapiente padre di famiglia comincia invece a restaurare dalla parte più importante, il motore. La seconda, quella più volte urlata del ripristino della legalità e del ruolo che Coletta si attribuisce nelle vicende giudiziarie che hanno colpito le famiglie Di Silvio. «Finché ci sarò io, non torneranno».

Da persona onesta quale è, il sindaco Coletta dovrebbe ammettere che non è vero che sta cercando di aggiustare il motore della macchina amministrativa, ma che proprio lui e il suo movimento Lbc lo hanno fatto a pezzi e non sanno più da che parte cominciare per rimontarlo.
La storia ci racconta che un giorno di giugno 2016 Damiano Coletta, appena investito della carica di primo cittadino, fu ricevuto in Piazza del Popolo da un Commissario prefettizio, Giacomo Barbato, che commosso gli consegnò simbolicamente le chiavi della città. Quel commissario, in un anno e senza una dotazione organica sufficiente, era riuscito a rimettere in sesto un po' di cose, ad annullare sei Piani particolareggiati risultati illegittimi anche all'esame del Tar; aveva decretato il fine vita di Latina Ambiente e messo a punto la gara d'appalto per la successione nella gestione del servizio di igiene ambientale; e soprattutto riportato in città un clima di rinnovata fiducia nell'istituzione.
Ebbene, dal giorno stesso in cui ha messo piede in Piazza del Popolo, Damiano Coletta si è affrettato a cancellare ogni traccia del passaggio di Barbato, licenziando in malo modo il segretario generale Incarnato e allontanando i dirigenti che avevano supportato il prefetto; buttando alle ortiche la gara con tanto di offerte già protocollate per la gestione del servizio dei rifiuti; nascondendo in un cassetto la materia urbanistica, dove giace tuttora, a parte qualche schifezza in Q3; favorendo con ogni mezzo e ogni astuzia il fallimento di Latina Ambiente. Il risultato di questo atteggiamento è stato il blocco generale e totale delle attività edilizie in città; l'iniziativa difficile e fino ad oggi fallimentare di creare un'azienda speciale per i rifiuti; la spesa folle derivata dal fallimento di Latina Ambiente a causa dei debiti non riconosciuti e che oggi il Comune sta pagando alla curatela fallimentare. Ma soprattutto, a pesare è la frattura profonda creata tra la gestione politica e la gestione amministrativa della città, che ha visto emigrare dirigenti e funzionari, che continua a seminare frizioni con gli uffici (l'ultima perla è quella dell'Avvocatura che impugna al Tar i provvedimenti adottati dal Comune), e a registrare defezioni da parte degli assessori di cui lo stesso Coletta ha voluto prima circondarsi e poi disfarsi.

La legalità? Giusto l'altro ieri nel corso di una conferenza stampa l'assessore alla Cultura Silvio Di Francia si è concesso un passaggio nel quale ha sottolineato che la legalità deve essere lo strumento che facilita l'azione amministrativa, non lo spauracchio che la tiene bloccata. Dunque il sindaco farebbe meglio a interrogarsi sul concetto di legalità di cui si fa continuamente promotore e paladino, e soprattutto dovrebbe smetterla di invadere il campo altrui ergendosi a protagonista delle inchieste che lo hanno comunque preceduto e che sono il frutto del lavoro di forze dell'ordine e magistrati. E a tenere a bada il gruppo che lo ossessiona, i Di Silvio, ci aveva pensato per bene anni fa l'allora questore D'Angelo, con un memorabile repulisti; poi imitato a dovere dall'altro questore De Matteis e per ultimo da Belfiore. Senza stare a scomodare prefetti e colonnelli. I cittadini vogliono un sindaco, non uno sceriffo senza pistole. E la città che Coletta ha ereditato era già, nel 2016, una città restituita alla legalità.
Anziché continuare ad infarcire ogni suo discorso con questa parola che ormai qui da noi, a forza di sentirne parlare a vuoto, sembra destituita di contenuto, il sindaco farebbe meglio a concentrarsi sulle cose ordinarie di una sana gestione amministrativa, le cose che i cittadini di Latina aspettano invano da tre anni. Non è mai troppo tardi per cominciare, ma i tempi stringono, e quello su cui il sindaco e chi gli sta intorno devono cominciare a riflettere seriamente è il fatto che la cittadinanza ha smarrito quel legame di fiducia che aveva portato all'elezione plebiscitaria di Coletta nel 2016. Difficile scommettere sulla possibilità che Lbc riesca a riannodare quel filo prima della scadenza della consiliatura, ma è invece molto prevedibile quale sarà l'effetto peggiore del fallimento di questa esperienza di governo affidata ad una lista civica: la gente delusa finirà per cedere alla tentazione di rimpiangere il passato e riabilitare perfino chi non lo merita. E non si tratterebbe soltanto di un effetto indesiderato, ma di una colpa vera e propria.
Sempre l'altra mattina, nel corso di un incontro pubblico, il sindaco di Parma Pizzarotti, invitato da Coletta, dopo avere ascoltato insieme agli astanti la solita litania stanca e vuota dell'amico che lo ha ospitato, ha spiegato con grande chiarezza che amministrare significa rendere migliore la qualità della vita dei cittadini, adoperandosi per far funzionare i servizi e affrontando le criticità che ogni città inevitabilmente presenta. Il resto sono chiacchiere e vuota retorica.
Dunque il nostro primo cittadino farebbe meglio a smettere di cimentarsi attorno alle questioni motoristiche della macchina di cui ha preso possesso e dovrebbe sedersi finalmente al posto di guida e ingranare la prima marcia. Se poi ha in mente anche quale direzione prendere, tanto di guadagnato.