Non deve essere facile assistere impotente al naufragio di un governo dalla torretta di sottosegretario. Ma in quella che viene definita la crisi più pazza fra le innumerevoli cadute degli esecutivi del nostro Paese, ci sta che uno si adegui e faccia buon viso a cattivo gioco. E Claudio Durigon non può sottrarsi alla disciplina di partito, né alla volontà del capo, o capitano che dir si voglia. Domani il Presidente del Consiglio dimissionario andrà al Quirinale a formalizzare la disfatta, e da quel momento cambieranno posizioni, ruoli, profili, schemi di gioco.

Durigon, come dovremo chiamarla da domani?
«Nessun dubbio, se vorrete potrete continuare a chiamarmi onorevole, ma certamente non più sottosegretario».
Un po' di amarezza?
«Ma no, eravamo preparati a questo epilogo, anzi lo abbiamo cercato. La sola amarezza che provo stasera è quella che mi ha regalato il discorso del Presidente Conte. Magari sono un ingenuo, ma davvero non me lo aspettavo così duro, così livoroso, così improntato sul lato sentimentale. I rapporti sono importanti, la fiducia anche, ma in un governo si sta per fare cose in favore dei cittadini e ci si misura su quello, si litiga per distanza di vedute, per divergenze su qualcuno degli obiettivi da raggiungere, ma mai si dovrebbero esternare risentimento e rabbia come fanno due fidanzati che litigano o si lasciano. Questo non è un reality, è la cabina di regia di un Paese intero. Sono davvero disorientato».
Magari è dispiaciuto per quello che ha dovuto incassare Matteo Salvini, al quale Lei è molto legato.
«Ma no, non è così. Salvini non ha bisogno della mia compassione. E' che ieri mi sono sentito parte di una situazione tutta nuova, della quale non condivido niente. Glielo ripeto, sono giorni che abbiamo capito dove ci stavamo dirigendo, ma non avevamo messo in conto, perlomeno io, un copione come quello recitato in Senato. E comunque la parola fine a questo Governo è detta. Ora vedremo cosa succederà».
Già, cosa prevede?
«Non è facile prevedere qualcosa in questo preciso momento. Ci sono aperture di tutti su tutto e direi anche che lo spettacolo non è entusiasmante. Ma a decidere sarà il Presidente Mattarella, da lui arriverà l'input per cercare eventuali soluzioni riparatrici per questa crisi».
Ne vede qualcuna all'orizzonte?
«Beh, le strade mi paiono ben delineate. O si va verso un governo Pd-M5S, che ritengo sarebbe un calvario che porterebbe alla fine di entrambi i partiti, quello democratico e quello dei grillini, con Matteo Renzi a fare da picconatore per tutti, oppure c'è l'altra strada, quella indicata da Salvini, che porta verso il taglio dei parlamentari. Ma quest'ultima mi sembra davvero una strada molto impervia, con poche chances di successo».
E la Lega, cosa l'aspetta?
«La Lega esce soddisfatta per il lavoro fatto nei primi undici mesi di questo governo; qualcosa di buono l'abbiamo fatto, con alcune iniziative anche importanti e con la prospettiva di raddrizzare un po' le sorti del Paese. La campagna elettorale per le europee e l'esito del voto hanno portato lo scompiglio, e la débacle dei grillini ci ha sovraesposti e fatti diventare immediatamente i loro primi nemici».
Forse hanno capito soltanto allora che stare al Governo con la Lega li ha irrimediabilmente logorati, forse addirittura svuotati.
«E' probabile che le cose siano andate così, ma se davvero è così, questo ci dà la misura della inadeguatezza dei grillini. Se capisci di trovarti in un momento di difficoltà, non reagisci in maniera isterica opponendo dei no a qualsiasi proposta o iniziativa; se vuoi riscattarti, riprendere vigore e riscuotere consensi, devi fare, non evitare di fare, e soprattutto non devi ridurti al ruolo di Bastian contrario».
Insomma una delusione su tutti i fronti?
«Ma no, mi dispiace ripetermi, ma il vero colpo che ho accusato è quello del discorso di Conte, che ho trovato imbarazzante per un Presidente del Consiglio che doveva rappresentare le due anime della coalizione che lo ha sostenuto, e che invece si è rivelato la peggiore delle controfigure. Si è gestito molto male».
Non crede che la crisi e le modalità con cui si è manifestata e consumata siano l'inevitabile conseguenza di un matrimonio sbagliato, di un azzardo politico senza senso e soprattutto senza prospettive di durata?
«Quattordici mesi fa si era presentata la necessità di dare una guida al Paese ed eravamo tutti consapevoli di quello che ci aspettava: un lavoro duro, reso ancora più difficile dal fatto che dovevamo anche imparare a conoscerci e rispettarci come compagni di viaggio. Abbiamo sottoscritto un contratto di governo, con obiettivi condivisi e relativa tabella di marcia, e su quella strada ci siamo avviati. La Lega ha rispettato i patti, anche quando sono state fatte delle scelte che non erano esattamente patrimonio del nostro dna politico. Noi non avremmo spezzato l'intesa a colpi di no, come hanno invece fatto i grillini. L'obiettivo, l'ho già detto, non è far prevalere la propria identità rispetto a quella del partito con cui si condivide l'impegno di governo, ma è lavorare insieme per il bene del Paese. E' evidente che qui è saltato qualcosa, a cominciare dal rispetto per l'altro e dalla fiducia nel progetto e nell'azione».
Beh, è quello che ha in qualche modo detto anche l'ormai ex Presidente del Consiglio Conte, non trova?
«Lo voglio vedere alla prova, voglio vedere se il suo coraggio verbale troverà consistenza e fondatezza nei fatti, se davvero sarà così fermo nel dare per definitivamente saltato l'accordo tra lega e Movimento 5 Stelle spianando la strada agli italiani verso le urne, Staremo a vedere. Noi questo coraggio l'abbiamo avuto e siamo pronti per sottoporci al giudizio popolare».