Il matrimonio sta per consumarsi tra Pd e Lbc e tra gli invitati sicuramente non ci sono i consiglieri del gruppo misto che un anno fa hanno lasciato la barca di Coletta per navigare da soli non condividendo più modi e tempi del percorso della maggioranza. Oggi il capogruppo Olivier Tassi guarda con occhio critico questo nuovo passaggio politico e lo legge come l'ennesima riprova di come la civica stia cambiando pelle e abbia tradito il progetto iniziale che ha conquistato la città nel 2016. «Il fatto che ci si voglia alleare con il Pd e legarsi a un partito per Lbc è come fare marcia indietro – spiega Tassi – la civica di Coletta era il movimento che aveva fatto della trasversalità e della non appartenenza ai partiti le sue cifre distintive. Lbc aveva chiesto ai candidati e agli iscritti, e lo aveva previsto nel vecchio Statuto, di prendere le distanze da un certo modo di fare politica, dal gioco dei ruoli e dalla gestione del consenso». Cosa vuole dire? «Voglio dire che un partito tradizionale si organizza per gestire il consenso ed è quello il suo fine, mentre Lbc è nata per perseguire il fine di cambiare la città in meglio, non per gestire il consenso. Oggi Lbc muta pelle perseguendo come scopo la gestione del consenso mentre la città non ha avuto i cambiamenti che si aspettava». Per Tassi anche le adesioni ad altri partiti di Maria Grazia Ciolfi e Celina Mattei sono da inquadrare in questa fase di mutamento e disorientamento della civica. «Il loro rivolgersi altrove è la conferma del fatto che, perduta la visione civica trasversale che metteva insieme sensibilità politiche diverse su un progetto comune, oggi Lbc si ritrova a governare una semplice gestione del consenso verticistica e accentrata sulla figura di Damiano Coletta, tanto è vero che anche lo Statuto di Lbc non prevede l'elezione del presidente come tutti gli altri statuti di movimenti come questo, ma prevede che il presidente di Lbc sia per definizione Damiano Coletta. Latina Bene Comune si sta trasformando in Latina Bene Coletta". Tassi spiega che lo Statuto nella sua fase iniziale e transitoria (dettata dalla necessità di gestire il fatto che il semplice movimento delle origini fosse diventato governo della città) prevedeva che il presidente fosse Coletta, ma nella fase successiva dello Statuto, rinnovato nel 2018, questo passaggio doveva essere cambiato. «Non è stato fatto – dice il consigliere – a riprova della dipendenza e dell'identificazione del movimento tutto in una sola persona. Questo comporta che chi non si allinea con la posizione dominante espressa dal sindaco non è ritenuto portatore di confronto e critiche che siano un valore aggiunto ma solo un problema da gestire internamente». Un gap che si sta verificando anche con il Pd. «Il fatto che ormai la trattativa vada avanti da quattro mesi è il segno che i due schieramenti fanno fatica ad approvare una posizione condivisibile su una serie di argomenti, a dimostrazione del fatto che Coletta non vuole cedere su alcuni punti fondamentali». Un uomo solo al comando e un accentramento che sta nuocendo a tutto il movimento secondo l'esponente del Gruppo Misto. «Questa organizzazione verticistica modellata su Damiano ha creato grossi problemi nel movimento, noi ce ne siamo andati quando ci siamo resi conto che i consiglieri non erano più quelli che davano l'indirizzo politico e decidevano insieme la linea, ma diventavano, di fatto, quelli che approvavano le scelte politiche decise dal sindaco con la sua cerchia ristretta: da lì è nato il nostro malumore, da quando abbiamo capito che il nostro contributo era nullo». «Coletta ha pagato il prezzo politico di questo accentramento perdendo tanti pezzi per strada e - conclude - se continua così, lo pagherà ancora».