La tutela della biodiversità nel Parco nazionale del Circeo passa anche attraverso i pipistrelli. Tant’è vero che l’Ente è pronto a investire 12mila euro nel servizio di monitoraggio di questo animale nell’area protetta. Il progetto, inserito nell’ambito di un’azione di sistema trasversale, riguarda la «identificazione del network di hot sport di diversità della chirotterofauna - i pipistrelli, ndr - e implicazioni per la gestione». Tradotto in termini molto più semplici, significa che il Parco nazionale del Circeo vuole mappare i siti in cui sono maggiormente presenti questi animali. Non è solo l’Ente del Circeo a volerlo fare, visto che parliamo di un’azione su scala molto più ampia - sostenuta dal ministero dell’Ambiente - che riguarda i parchi nazionali dell’Italia meridionale e centrale che hanno aderito al progetto. Particolare attenzione sarà rivolta alla «connettività delle aree di maggior rilevanza per la conservazione dei pipistrelli». Nello specifico, gli obiettivi da portare avanti a cura del Parco nazionale del Circeo sono sostanzialmente due. «Un’accurata ricerca e raccolta dei dati disponibili in letteratura di presenza e distribuzione della chirotterofauna nel territorio del Parco nazionale del Circeo» e il «monitoraggio delle diverse specie di chirotteri presenti nell’area del Parco». Ciò dovrà avvenire «attraverso rilevamenti bioacustici e catture temporanee secondo un protocollo condiviso con gli altri partner dell’azione di sistema». Un lavoro che - come si legge nella descrizione della prestazione - dovrà essere svolto utilizzando attrezzature particolari come il «bat detector» automatico. Macchinari che consentono di identificare i pipistrelli attraverso la bioacustica.
Il perché di una simile attenzione alla «chirotterofauna» è da ricercare nell’importanza che i pipistrelli hanno nella tutela della biodiversità. Questi animali vengono infatti definiti "termometro di sostenibilità" e rappresentano un valido aiuto anche per l'agricoltura, essendo tra i nemici numero uno di molti insetti nocivi. In Italia, però, la specie non gode di ottima salute. La minaccia principale è proprio legata alla riduzione dei rifugi o alla loro cattiva gestione. Una criticità che almeno nel Parco si vorrebbe evitare.