Ci sarebbero responsabilità oggettive nell’incidente accaduto ad Artan Xhecuka il 12 luglio 2006. È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione di Roma, chiamata in causa dopo la sentenza del Tribunale di Latina appellata dagli imputati, padre e due figli setini titolari di una nota attività artigianale. La sentenza del Tribunale di Latina, dichiarata l'estinzione per intervenuta prescrizione del reato eliminando la relativa pena e confermando la condanna per il reato di lesioni personali colpose, contestava ai tre, nella qualità di amministratori di fatto e datori di lavoro del cittadino extracomunitario, di avere predisposto lavori di manutenzione da realizzarsi sul tetto di un immobile e di avere omesso colposamente di valutare i rischi per i lavori da eseguirsi sopra la copertura dello stesso, consentendovi l'accesso dei lavoratori senza una valutazione preliminare sulla resistenza dei lucernari, non approntando idonei apprestamenti/tavolati/opere provvisionali e, comunque, non fornendo nessun dispositivo di protezione individuale al lavoratore, cagionandogli lesioni personali colpose gravissime, essendo caduto dall'altezza di 12 metri, con conseguenti malattia e incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore a 40 giorni e perdita della milza. Gli imputati avevano rigettato la sentenza deducendo vizi di contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, ma la Cassazione ha ritenuto che i ricorsi sono inammissibili, sottolineando come, in base alla testimonianza dell'ispettore della Asl intervenuto sul luogo dell'infortunio, era emersa in quel contesto lavorativo l’inesistenza di opere provvisionali per lo svolgimento di lavori in quota. Il relativo rischio non era stato valutato, nel senso che non era stata verificata la consistenza e resistenza della copertura per verificarne l'idoneità a sostenere il peso degli operai.