La sezione Coldiretti di Sezze, grazie all’assessorato regionale all’Agricoltura e all’ente regionale Sviluppo e Innovazione dell’Agricoltura nel Lazio (Arsial) riprende le ricerche sulla “vitis setina” e i risultati si avranno entro il mese di marzo. «Riscoprire le radici di quello che siamo e di quello che abbiamo credo sia fondamentale per progettare il futuro di qualsiasi territorio», ha spiegato Vittorio Del Duca, presidente della locale Coldiretti, che ha proseguito: «La vitis setina, l’antico cecubo dei Romani che ‘faceva bene’ allo stomaco dell’imperatore Augusto, così da costruire alle pendici del colle setino un suo ‘palatium’, è una delle cose che abbiamo e che stiamo rischiando di perdere. La vitis, come ci hanno tramandato, Plinio, Strabone, Marziale, Giovenale, cresceva nel territorio setino ‘supra Forum Appii’, lungo il fosso delle Uve Nere, quello che la storpiazione dialettale ne ha tramutato il nome, dapprima in fosso ‘Uènére’, poi in ‘Uéniero’ e oggi in ‘Venèreo’. Dopo l’Università di Udine - ha proseguito Del Duca - che in tre anni ha analizzato solo due dei cinque campioni di vitigni del presunto cecubo, con risultati negativi, che le avevamo inviato a mezzo della Società Friulana di Archeologia, abbiamo deciso per una strada diversa, che siamo certi darà i suoi buoni frutti entro il prossimo mese di marzo. Abbiamo individuato sul territorio nove rari esemplari di presunti vitigni di cecubo, situati in altrettante vigne. E durante la potatura del mese di gennaio abbiamo prelevato le marze che ora, grazie all’assessorato regionale e al supporto tecnico scientifico dell’Arsial, si trovano nel Centro di Ricerca per la Viticoltura (CRA) di Susegana (Treviso) diretto dalla dottoressa Manna Crespan, allo scopo di poterne individuare con esattezza le varietà attraverso l’indagine molecolare». Ognuno dei campioni, secondo le informazioni fornite dai proprietari delle vigne, ha una storia diversa e i responsabili dell’iniziativa sono certi che per la loro morfologia, raffrontata con le notizie storiche tramandate dagli autori locali, almeno tre dei nove campioni dovrebbero risultare della ‘vitis setina’, scoperta da Appio Claudio il Cieco nel 312 a.C. durante la costruzione dell’Appia.