Tennis, Australian Open
24.01.2026 - 06:20
Una partita pazzesca, di quelle che raccontano molto più del semplice punteggio. Jannik Sinner vince contro tutto e tutti, anche contro il proprio corpo, e lo fa dimostrando di essere un fenomeno non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto mentale. Contro lo statunitense Spizzirri, l’azzurro esce dalla sua comfort zone e trova una vittoria che pesa come un macigno: 4/6 6/3 6/4 6/4 in 3 ore e 45 minuti di battaglia vera.
Sinner soffre, tantissimo. Le gambe lo tradiscono, i crampi lo assalgono in più zone del corpo, il caldo diventa un avversario aggiuntivo. Sul 3-1 per Spizzirri nel terzo set, con l’indice di calore oltre la soglia di sicurezza, gli organizzatori decidono di chiudere il tetto della Rod Laver Arena. Una pausa forzata che cambia l’inerzia del match, ma che non cancella la fatica né il dolore.
Eppure Jannik resta lì. Non molla. Si siede solo una volta al cambio di campo, stringe i denti e rimane agganciato alla partita con una lucidità sorprendente. Rimonta un break di svantaggio nel secondo, nel terzo e nel quarto set, dimostrando una capacità di resistenza mentale da campione affermato più che da giovane talento.
Il pubblico lo sostiene, lo accompagna punto dopo punto, e lui lo ringrazia a fine match con parole sincere:
“Ho fatto fatica, tanta fatica. Quando il tempo passava, mi sentivo sempre meglio. In tornei come questi trovi sempre partite difficili. Ringrazio il pubblico, perché mi avete aiutato molto”.
Non manca il rispetto per l’avversario, protagonista di una prestazione di altissimo livello:
“Fatemi fare i complimenti al mio avversario. Gli auguro davvero il meglio, perché è un grande giocatore”.
Poi lo sguardo torna su sé stesso, sulla direzione intrapresa:
“Mi sto spingendo verso la mia direzione. Sono qui per combattere, per giocare ogni punto nella maniera migliore”.
Alla fine restano i crampi, la stanchezza estrema e la necessità di recuperare in fretta. Ma resta soprattutto una vittoria che racconta chi è diventato Jannik Sinner: un giocatore capace di vincere anche quando il tennis passa in secondo piano e conta solo la forza di restare nel match.
E in tornei come questi, partite così possono fare la differenza. Non solo nel tabellone, ma nella costruzione di un campione.
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