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Tennis, Australian Open

L'alba italiana ci regala un Musetti da favola: prima volta nei quarti di finale

Tre set a zero allo statunitense Fritz e ora Novak Djokovic

L'alba italiana ci regala un Musetti da favola: prima volta nei quarti di finale

C’è sempre una prima volta. Nella vita, nello sport, e nel tennis forse più che altrove. Lorenzo Musetti la sua prima volta importante la vive sotto il sole abbagliante e i colori accesi di Melbourne Park, dove per la prima volta in carriera conquista i quarti di finale degli Australian Open, completando un salto di qualità atteso e meritato.

Il successo contro Taylor Fritz, numero uno del tennis statunitense, è netto e racconta molto più di un semplice 6/2 7/5 6/4 maturato in due ore e tre minuti di gioco. Racconta la crescita di un giocatore che ha imparato a stare dentro la partita, a gestire i momenti, a trasformare le difficoltà in opportunità.

Musetti parte fortissimo, dominando il primo set con autorità e varietà, mettendo in mostra tutto il suo repertorio: rovescio elegante, soluzioni di tocco, ritmo spezzato quando serve. Fritz prova a rientrare nel match nel secondo parziale e trova il momento che sembra poter cambiare l’inerzia: 5/4 e servizio, set point in mano. È lì che il match gira definitivamente.

Da quel momento in poi, Musetti entra in una dimensione quasi irreale: 22 punti a 1 il parziale che ribalta il set, annulla le speranze dell’americano e lancia l’azzurro verso un vantaggio psicologico e tecnico decisivo. Un passaggio chiave, forse il più significativo dell’intero incontro, che permette al carrarino di giocare il terzo set con serenità, controllo e lucidità.

Nel finale non c’è spazio per tentennamenti. Musetti amministra, accelera quando serve e chiude senza concedere nulla, firmando una vittoria che profuma di consacrazione. Non solo per il risultato, ma per il modo: solido, continuo, maturo.

Ora l’orizzonte si chiama Novak Djokovic. Una montagna, un simbolo, il padrone di casa a Melbourne. Ma per Musetti, comunque vada, questa Australian summer ha già segnato un prima e un dopo. Perché la prima volta non si scorda mai. E spesso è solo l’inizio.

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