Francesco Maria Pennacchi non sarà sepolto in un’area individuata e concessa dalla Giunta comunale di Velletri.

È questo quanto emerge dalla sentenza del Tar del Lazio che rigetta - ritenendolo infondato - il ricorso di Roberto Maria Pennacchi, fratello del giovane commercialista ucciso il 27 novembre 2015 - e per il cui delitto è stato già condannato in primo grado il cittadino albanese Lorenc Prifti - presentato dopo la mancata assegnazione di un’area del cimitero comunale di Velletri dove tumulare Francesco Maria con una tomba più grande rispetto al loculo preso in concessione dalla famiglia subito dopo il delitto.

La vicenda nasce nello scorso luglio, dopo una delibera del Consiglio comunale tramite cui l’assise esprimeva parere favorevole all’assegnazione di un’area del cimitero per la sepoltura della vittima dell’omicidio, impegnando la Giunta ad accogliere l’istanza della famiglia Pennacchi.

Il 10 agosto, però, l’esecutivo Servadio non ha ritenuto accoglibile la suddetta istanza, in quanto non rinvenibile fra le ipotesi previste in deroga alle procedure ordinarie, con la possibilità di assegnare delle aree nella quota del 40% fra quelle disponibili.
Una delibera di Giunta del 2015, infatti, prevede che tali spazi possano essere riservati “a famiglie di autorità, personaggi illustri, famiglie benemerite o situazioni degne di particolare attenzione”.

«Non sembra illogica - si legge nella sentenza del Tar - la decisione della Giunta che ha ritenuto che la fattispecie cui inerisce la domanda del ricorrente non fosse riconducibile alla norma di chiusura, relativa a ‘situazioni degne di particolare attenzione’».

In tal senso, nonostante la vicenda di Pennacchi abbia avuto comunque un grande impatto emotivo e un forte rilievo mediatico, attiene - si legge ancora nella sentenza - «a un episodio di comune, seppur efferata, criminalità, con la conseguenza che la gravata decisione non sembra erronea nell’aver ritenuto tale vicenda non rientrare tra le ipotesi, previamente determinate, che consentono di fruire della predetta quota di riserva».