Monte San Biagio è il suo paese natio, Fondi e Latina le città alle quali si sente più legato. Napoli, invece, gli ha regalato un sogno chiamato scudetto ed un compagno di squadra come Diego Armando Maradona, Udine il presente.
Andrea Carnevale, forse, si sente un po' figlio del mondo calcistico, ma le origini sono sacre e tali restano.

Cosa ne sarà del nostro calcio, soprattutto di quello dilettantistico?
«Sono molto amico di Cosimo Sibilia, presidente della Lega Nazionale Dilettanti e so perfettamente che questo settore sta soffrendo moltissimo. Ho letto da più parti che ci vorrebbero più di 400 milioni per sostenere le varie categorie. Solo la Federazione e il Coni, a mio avviso, possono fare qualcosa di concreto. Mi auguro di tutto cuore che il tutto sia fattibile. Non deve sopravvivere solo il calcio di A e B».
Che pensiero hai nei confronti di Fondi, della tua terra, alla quale sei profondamente legato?
«Sono nativo di Monte San Biagio, ma ho Fondi nel cuore. Lì vivono mia sorella Rossana ed i miei nipoti che fortunatamente stanno bene. La situazione sta migliorando e questo mi fa stare più tranquillo».
Cosa sta facendo in questo momento di coronavirus Andrea Carnevale?
«Finalmente respira, perché qui all'Udinese, avendo giocato l'ultima partita il 7 marzo con la Fiorentina a porte chiuse con i casi di positività arrivati qualche giorno dopo, un po' di timore l'abbiamo avuto».
Il calcio vuole regalare un sorriso agli italiani, tu pensi che possa continuare a farlo?
«Dovrà cercare in tutti i modi di farlo. Non è facile, ma il calcio è vita per milioni di Italia e tornare a giocare potrebbe essere un aiuto per la nostra amata Italia».
I settori giovanili sono quelli che rischiano di più e con loro la base del nostro calcio.
«Non credo, anche perché per quanto concerne loro, sono già proiettati alla prossima stagione. Continueremo in futuro ad avere campi pieni di ragazzini che giocano al calcio, la fotografia più bella».
Il ricordo più bello di Latina, di quella maglia nerazzurra?
«La prima cosa che mi viene in mente, l'appartamento dove vivevo ed il fatto di mangiare regolarmente. Arrivavo da Monte San Biagio, avevo perso i miei genitori, la situazione a casa mia, non l'ho mai nascosto, non era delle migliori. Latina mi ha dato una casa accogliente e mi ha lanciato definitivamente nel calcio che conta. Fondi e Latina hanno contribuito in maniera importante alla mia iniziale crescita come uomo e come calciatore. Devo tanto a queste due città che porterò per sempre nel mio cuore».
Il giocatore più forte con il quale hai giocato a Latina?
«Ricordo con piacere ancora oggi Di Giovanni, che era una sorta di ‘cavallo pazzo': veniva dal Genoa. Ce n'erano tanti di giocatori forti: Fadigati, Morganti, Persiani, l'attuale sindaco di Latina, Damiano Coletta. Eravamo una bella squadra, allenata da Leonardi che di recente ho visto a Roma e devo dire che quel giorno mi sono emozionato nell'abbracciarlo».