Forse non in molti lo sanno ma nel mondo islamico ci sono donne che indossano il velo con orgoglio. Pubblicità dei regimi musulmani? Può darsi. E perché altre donne invece lo ritengono una prigione? Difficile cercare una risposta unica.

Abbiamo ancora sotto gli occhi la liberazione di Silvia Romano, soprattutto il suo rientro in Italia, la sua discesa dall'aereo e la sua figura avvolta completamente dal velo verde e il suo annuncio di essersi convertita alla religione islamica e le polemiche che ne sono seguite. Perché fa così paura l'islamizzazione? Quesiti e perplessità affrontati da Tiziana Ciavardini, giornalista e antropologa, che ha pubblicato insieme a Giorgia Butera, presidente di Mete Onlus, l'agile saggio ‘Hijab, il velo della libertà' (Castelvecchi).

È questo il nuovo appuntamento per la rassegna letteraria ‘Incontri a Borgolago', questa sera alle 18.30 sempre nel Borgo dei Pescatori nella proprietà Scalfati in via Casali di Paola, 6 a Sabaudia. Un incontro non facile moderato da Gian Luca Campagna, giornalista e scrittore con l'aiuto di Annalisa Muzio, avvocato e presidente dell'associazione Minerva e da Giorgio Bastonini, scrittore. Dibattito alimentato da polemiche, ignoranza e opinioni del tutto personali, verrà affrontato da chi, come Tiziana Ciavardini è vissuta per anni in Islam, guardando con occhio vigile e obiettivo quello che le accadeva attorno.

"Fortunatamente oggi sono pochi i Paesi in cui il velo integrale è obbligatorio come in Yemen e in Afghanistan" scrive nella prefazione Emma Bonino, già Ministro degli Affari Esteri. Certo, poi c'è il problema sempre più spinoso che dietro il velo si celi l'identità di una persona ma se questa consuetudine rientra nella sfera dei diritti religiosi come scardinare quella che in Occidente viene vissuta come una criticità. Un incontro questo con la scrittrice Tiziana Ciavardini di estrema attualità e delicatezza, ma è proprio questa l'anima degli appuntamenti organizzati a Borgolago, "una rassegna che non ha come fine quello della sola evasione ma anche di creare riflessioni –spiega Gian Luca Campagna, direttore artistico della rassegna-. Gli incontri letterari devono creare dibattito e riflessione, abbiamo volutamente evitato incontri con l'autore autoreferenziale, in modo da coinvolgere sin dalle prime battute il pubblico, assoluto protagonista insieme ai relatori. Il nostro obiettivo? Creare proprio qui sul lago di Paola a Sabaudia un think tank continuo".