Lo aveva annunciato lo scorso aprile nel corso della trasmissione "Un Giorno da Pecora" su Rai Radio1. Antonio Pennacchi aveva svelato che presto sarebbe uscito un nuovo libro: "Stanotte ho scritto alcune pagine, si chiamerà ‘La Strada del Mare', che è un ‘Canale Mussolini' parte terza ambientato negli anni Cinquanta. Se risentirà della vicenda Coronavirus? - aveva detto - Questa storia rientrerà ma sotto forma dell'influenza asiatica, che c'è stata nel 1958". Un romanzo attesissimo dunque quello che da oggi sarà nelle librerie per le edizioni Mondadori, perché ogni libro firmato Pennacchi è sempre accolto con grande interesse, e anche perché - diciamo la verità - ci siamo affezionati ai personaggi che lo scrittore Premio Strega di Latina ci ha consegnati con il primo capitolo dell'affascinante saga dei Peruzzi.
"La strada del mare" ci racconterà di Otello, Manrico, Accio, e di tutti i figli e le figlie di Santapace Peruzzi e di "zio Benassi".

Ci dirà, Pennacchi, del dopoguerra, di quel tempo in cui Littoria divenne Latina, di quegli anni del boom economico, dell'entusiasmo della gente che lo aspettava fra crescita tangibile e sviluppo tecnologico.
La città cambia, si dirama, e nasce la strada del mare che va diretta fino al Mediterraneo, che tocca il lago di Fogliano fino alla visione del Circeo, un percorso che diverrà abituale e caro ai latinensi, e non solo a loro, ma anche a personaggi di caratura internazionale, da Audrey Hepburn a John e Jacqueline Kennedy.

Su quella strada si spezzerà la schiena Otello, perché come pensa Manrico bisogna sempre lavorare, anche quando il dolore sembra ammazzarti: "Bisogna continuare a fare quello che s'ha da fare" anche di fronte a disgrazie e avversità. Sì, continuare "ancorati al reale, al dovere che a mano a mano impone il divenire generale del cosmo fino all'ultimo istante della nostra vita".

Nel suo stile inconfondibile, Antonio Pennacchi è così personale e unico da avere meritato qualche anno fa, nel capoluogo, una giornata di approfondimento sulla sua scrittura che riunì a Latina alcuni tra i maggiori linguisti del Paese, tutti tesi ad esplorare l'immaginario letterario dell'autore. Una scrittura che li mise d'accordo nell'affermare che Antonio Pennacchi ha letteralmente ribaltato la discussione sulle strutture e sulle forme del romanzo storico, dimostrando "un talento espositivo dalla forza dirompente". Che poi Pennacchi stesso, ospite d'onore, si sia lasciato andare alla battuta che gli sarebbe piaciuto essere celebrato "dopo morto e non da vivo", non ha che suscitato una divertita risata tra i presenti che sanno quanto sottile e focosa possa essere l'ironia di Antonio.

In questa sua nuova opera, Pennacchi ci consegna un altro romanzo corale, e torna a presentarci i suoi personaggi, a indagarli nel profondo dei percorsi della loro anima. Nello stesso tempo "tra realtà e fantasia, sogno e cronaca", torna a raccontarci lo scorrere della loro vicenda umana (quella storia apparentemente piccola iniziata con le famiglie del Veneto scese nel basso Lazio alla fine degli anni Venti), lasciandola incontrare con una Storia più grande.

(La strada del mare, Antonio Pennacchi, Mondadori, pag. 492, 19 euro).