Il territorio pontino deve essere riconoscente al regista Ettore Scola. La sua lunga militanza a Fondi nell'ambito della associazione Giuseppe De Santis ne ha sancito certamente un'appartenenza. Ettore Scola per il territorio pontino si è speso davvero con tenacia: il progetto del Museo del Neorealismo, che sarà realizzato proprio a Fondi, è anche il frutto di questa passione. Le figlie del celebre cineasta, Paola e Silvia Scola, in questi giorni stanno raccontando Ettore Scola attraverso le pagine di un libro: "Chiamiamo il babbo", edito dalla Rizzoli. Dice Silvia Scola: "È una storia biografica di due figlie che parlano del padre. La peculiarità, forse, è che nostro padre è stato un regista italiano che di fatto ha raccontato l'Italia attraverso il Cinema. Quindi raccontiamo un italiano, visto da un punto di vista un po' privilegiato". Ettore Scola è morto nel gennaio del 2016. La grande stagione che il Cinema italiano ha vantato passa anche attraverso di lui. Questo già dai suoi primi lavori come sceneggiatore. "Il sorpasso", "I mostri", "Io la conoscevo bene", restano titoli basilari del grande movimento della commedia all'italiana. Aveva grandi modelli Ettore Scola, e questi nel libro sono pienamente raccontati: Federico Fellini e Pier Paolo Pasolini su tutti, ma anche Sergio Amidei e Cesare Zavattini. Ettore Scola scriveva senza avvertire mai "la puzza sotto il naso" - ricordano le figlie -, e le sue idee sono state anche copioni per Totò, Macario, Rascel, Tino Scotti, Alberto Sordi. Fondamentale è stata la grande scuola del Marc'Aurelio, giornale satirico tra i più ispirati, vissuto tra il ventennio fascista ed il dopoguerra: qui il giovanissimo Scola aveva avuto l'opportunità di crescere tra le menti più intellettive della satira e del grottesco come quelle di Gioacchino Colizzi detto Attalo, Stefano Vanzina detto Steno, Giovanni Mosca, Vittorio Metz e Marcello Marchesi. Ripeteva spesso Scola: "Io credo che il Cinema sia stato un lungo percorso, di cui noi abbiamo goduto e nutrito il pensiero, culminato poi nel decisivo movimento del Neorealismo. Se il Cinema fosse rimasto soltanto quello dei telefoni bianchi o quello delle commedie ungheresi credo che non sarebbe entrato, come invece ha fatto, nel contesto della storia. Credo fermamente che ognuno abbia portato il suo mattone per costruire questa nuova diga. Certo senza Chaplin, non si sarebbe arrivati a certe coscienze, senza Ėjzenštejn, senza Rossellini, Zavattini, De Sica, Amidei, senza tutti quelli che hanno lavorato mettendoci dentro non soltanto la passione per il cinema, ma questa voglia e questo pensiero di rivolta per cambiare qualche cosa". Diceva ancora l'indimenticabile cineasta: "La commedia all'italiana, quella a cui noi abbiamo dato il nostro modesto contributo, ha continuato in qualche maniera, il lavoro già cominciato dai grandi del Neorealismo. Era una commedia mai priva di tentativi di indagine e di critica, a volte indulgente, a volte al vetriolo, verso quella che era l'organizzazione sociale nazionale, il mondo politico, la chiesa, la polizia, i militari, la giustizia. Nessuno di questi argomenti è stato evitato dal nostro Cinema e dalle nostre commedie".L'ultima nostra occasione di incontro con Ettore Scola è stata proprio nella città di Fondi, nel settembre del 2015, quando il Maestro rispose all'invito di Marco Grossi e Virginio Palazzo, le menti preziose del FondiFilmFestival. Gli faceva piacere portare il suo contributo al quarantennale della morte di Pier Paolo Pasolini. Scola amava Fondi, e per il territorio si stava adoperando nei suoi ultimi tempi, insieme al resto della Associazione Giuseppe De Santis, sostenendo il progetto del Museo del Neorealismo che da anni attende ormai di essere concretizzato. Piace ora, proprio per un estremo dono al regista, ricordare le parole dell'allora assessore alla Cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera, che lo aveva incontrato solo un paio mesi prima della scomparsa: "Scola era venuto da me per mettere a punto il percorso che doveva portare all'apertura del Museo del Neorealismo a Fondi, patria di un altro gigante del cinema italiano, Giuseppe De Santis. Era venuto lui, personalmente, stanco ma spiritoso come sempre". Le parole dell'assessore concludevano poi con un impegno diretto. Sì, la promessa personale di Lidia Ravera a Scola: "Lo apriremo, caro Ettore, il Museo del Neorealismo. Lo apriremo presto. A Fondi, nel parco regionale dei Monti Ausoni, nell'ex convento di San Domenico. Sarà un luogo di incontro, di studio, di scambio, di memoria del cinema passato, di elaborazione del cinema futuro. Sarà bello. E parlerà di te"