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Il fatto

Rifiuti, ecco il nuovo piano regionale. Confermata la discarica ad Aprilia

Dalla provincia di Latina al resto della regione, il nuovo piano punta su autosufficienza, più raccolta differenziata e investimenti per oltre 60 milioni: obiettivo 72,3% entro il 2031

Il Lazio prova a voltare pagina nella gestione dei rifiuti. Dopo anni segnati da emergenze e dipendenza da impianti fuori regione, la Giunta regionale ha approvato il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2026-2031, con un obiettivo chiaro: arrivare, per la prima volta, alla chiusura del ciclo dei rifiuti all’interno dei confini regionali.

Un cambio di passo atteso da oltre un decennio, soprattutto dopo la chiusura della discarica di Malagrotta, che aveva lasciato il sistema senza un equilibrio strutturale. Oggi il dato più significativo è che circa 1 milione di tonnellate di rifiuti viene ancora spedito ogni anno fuori dal Lazio. Il nuovo piano punta proprio a superare questa criticità.

Latina, impianti e nuovi scenari

La provincia di Latina è destinata a giocare un ruolo centrale nel nuovo assetto regionale. Non solo per la presenza di impianti già operativi, ma anche per quelli in fase di sviluppo.

Tra i punti chiave:

  • Ad Aprilia è prevista una nuova discarica a Sant’Apollonia, con una capacità superiore a 940 mila metri cubi, destinata a contribuire alla chiusura del ciclo nell’ATO 1 (Lazio senza Roma).

  • Sempre ad Aprilia, è stato autorizzato un nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti, con possibilità di produrre combustibile da rifiuti (css-c), destinato al recupero energetico.

  • A Castelforte è già operativa una linea di biostabilizzazione, segno della trasformazione tecnologica degli impianti verso modelli più avanzati.

  • A Cisterna di Latina è in corso il rinnovo dell’impianto Refecta, inserito nella rete strategica regionale.

Questi interventi collocano il territorio pontino al centro della transizione verso un sistema più autonomo e moderno. Ma non senza criticità: la presenza di impianti e discariche continua a sollevare interrogativi sul bilanciamento tra sviluppo e tutela ambientale.

Solo due Ato

Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda la governance. Il Lazio passa da 5 Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) a soli 2 macro ambiti:

  • ATO 1: Lazio senza Roma

  • ATO 2: Roma Capitale

Una scelta che punta a semplificare la gestione e a tenere conto delle profonde differenze tra la Capitale e il resto della regione.

I numeri raccontano infatti un divario evidente: mentre l’ATO 1 ha già superato il 66% di raccolta differenziata, Roma si ferma sotto il 50%. Da qui la necessità di strategie differenziate.


Il piano fissa traguardi ambiziosi:

  • 72,3% di raccolta differenziata entro il 2031

  • Riduzione del 6% della produzione di rifiuti

  • Solo il 6% dei rifiuti in discarica, ben sotto il limite europeo del 10%

Un salto importante rispetto ai dati attuali, che vedono il Lazio fermo a circa il 55% di raccolta differenziata.

Gli investimenti per migliorare la differenziata

Per sostenere la transizione, la Regione ha messo in campo oltre 60 milioni di euro attraverso fondi europei:

  • 18 milioni per migliorare la raccolta differenziata nei Comuni

  • 19 milioni per centri di raccolta e compostaggio

  • 21 milioni per ammodernare gli impianti

  • 9 milioni per compensazioni ai territori che ospitano discariche e termovalorizzatori

Un pacchetto che punta a rafforzare l’economia circolare e a ridurre la dipendenza dall’esterno.


Impianti e autosufficienza, la sfida più delicata

Il cuore del piano è lo sviluppo degli impianti. Tra le novità:

  • Potenziamento del termovalorizzatore di San Vittore nel Lazio

  • Realizzazione del nuovo impianto a Santa Palomba (Roma) entro il 2028

  • Rafforzamento della rete di discariche per i soli scarti non recuperabili

Parallelamente, cresce il settore del trattamento dell’organico (Forsu), che entro il 2031 supererà il fabbisogno regionale, invertendo la tendenza all’export.


Nuove regole e distanze: stop agli impianti “selvaggi”

Il piano introduce criteri più stringenti per la localizzazione degli impianti:

  • 1.500 metri di distanza per i termovalorizzatori

  • 1.250 metri per le discariche

  • 1.000 metri per impianti complessi

Ma con possibili deroghe nelle aree industriali, per favorire progetti di simbiosi industriale.


La sfida più importante

Il nuovo piano segna una svolta importante, almeno nelle intenzioni. L’obiettivo della autosufficienza regionale e della chiusura del ciclo dei rifiuti rappresenta un cambio di paradigma rispetto al passato. Resta però la sfida più complessa: tradurre numeri e strategie in risultati concreti, evitando nuovi squilibri territoriali e garantendo sostenibilità ambientale.

Per la provincia di Latina, già oggi snodo fondamentale del sistema, il futuro sarà decisivo: tra opportunità di sviluppo e responsabilità sempre più rilevanti nella gestione dei rifiuti del Lazio.

Rocca: “Basta viaggi dei rifiuti, ora il Lazio chiude il ciclo”

Sul nuovo piano è intervenuto anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che ha rivendicato con forza la svolta impressa al sistema.

L'obiettivo è chiudere il ciclo e fare in modo che non ci siano più questi viaggi della disperazione che trasportano i rifiuti in altre parti di Italia, se non all'estero. Basta con questo spreco di denaro pubblico”, ha dichiarato.

Rocca ha poi affrontato uno dei nodi più delicati, quello delle resistenze locali alla realizzazione degli impianti: “Non sarò ostaggio dei ‘Non nel mio giardino’”, ha aggiunto, facendo riferimento alla sindrome Nimby che spesso blocca interventi strategici sui territori.

Allo stesso tempo, il governatore ha aperto al confronto istituzionale e con le comunità locali: “Questo non è il piano rifiuti ma la delibera che avvia la discussione sul piano, perché il piano vero sarà quello adottato all’esito delle consultazioni: questa è una procedura partecipata. Il Consiglio regionale sigillerà”.

Un percorso che, secondo Rocca, avrà tempi definiti: l’approvazione definitiva del piano è prevista entro 6-8 mesi, al termine del confronto con enti locali e territori.

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