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La storia

Contro il degrado, senza rabbia: la lezione gentile di Luca

Nella città in cui il degrado è ormai un pezzo portante della scenografia urbana, Luca Furgiuele, 40 anni, personal trainer, ha scelto la strada dell’impegno

A volte il cambiamento non arriva con un grande gesto, ma con una presa di coscienza silenziosa. È così che nasce la storia di Luca Furgiuele, 40 anni, personal trainer, coach di nutrizione e crescita personale, autore di due libri.  Nella città in cui il degrado è ormai un pezzo portante della scenografia urbana, lui ha scelta la strada dell’impegno e della consapevolezza iniziando a pulire in solitaria piccoli spazi, quartieri, parchi, angoli e strade, prima da solo e poi con il progetto ACT e con lo slogan “Non è la nostra spazzatura, ma è a nostra città”. 

Oggi è conosciuto per il suo impegno civico a Latina, ma il suo percorso parte da tutt’altra direzione.“ Vengo da una famiglia attenta alla pulizia, ma da piccolo non avevo questa propensione”, racconta. Cresciuto in campagna, per anni non si è posto il problema del decoro urbano. «A un certo punto, è come se mi fossi svegliato: ho iniziato a vedere la sporcizia che prima ignoravo. Quelle cartacce per terra prima mi sembravano parte dell’ambiente, e invece non lo erano». La svolta arriva nel novembre 2021. Luca prende un guanto, una busta e inizia a raccogliere rifiuti da solo. Fa un video, racconta quella presa di coscienza e si dà una regola semplice: “Ogni giorno fare qualcosa. Puoi farlo anche tu”. Il primo “cantiere” è un parcheggio abbandonato, una discarica a cielo aperto lungo la strada verso Medilab. “Andavo lì ogni giorno, per quaranta minuti. Bonificavo pezzo dopo pezzo”. All’inizio è solo. Poi arrivano le prime foto, i video, e soprattutto il supporto della sua compagna. Da gesto individuale nasce qualcosa di più grande. Il progetto prende forma con un nome: “Latina Pulita”. Oggi è diventato ACT, acronimo che racchiude due anime: una ironica (“Acci tua”, come si dice scherzando) e una più strutturata, “Azione Collettiva Territoriale”. Un movimento, più che un gruppo. 

“Si sono unite tante persone, alcune sono andate via, altre sono rimaste. Oggi siamo una trentina». Il progetto si appoggia all’associazione Radici Solidali e porta avanti iniziative di decoro urbano in città e sul litorale. Le azioni si moltiplicano: Parco Berlinguer, Villaggio Trieste, via Giulio Cesare, Piazza del Popolo, Q4, fino al mare di Foceverde e al ponte Moscarello, un mese fa al parcheggio dell’Inail. Una volta al mese, il sabato pomeriggio, il gruppo si ritrova per un’ora di pulizia e tutte le date del 2026 sono già fissate. I risultati sono concreti. In via Orsa Minore, in una traversa di Pantanaccio, in due interventi sono state raccolte settanta buste di rifiuti. In un’altra area, sono stati recuperati una trentina di copertoni. Non mancano situazioni più complesse: discariche abusive, ingombranti, perfino elettrodomestici abbandonati. In questi casi collaborano con l’azienda locale dei rifiuti Abc e con il  referente di zona Federico Salvatori, che interviene quando necessario. Eppure, ciò che colpisce di più non è la quantità di rifiuti raccolti, ma il punto di vista con cui Luca affronta tutto questo. 

«Perché lo faccio? Per puro egoismo. Lo faccio per me. Per uscire e godere di vedere pulito, per i miei occhi. Non mi interessa se qualcuno mi segue o no. Ho iniziato e non smetterò mai». Un’affermazione che può sorprendere, ma che racchiude una filosofia precisa. Per Luca, il cambiamento non nasce dall’imposizione o dalla rabbia, ma da un percorso personale. «Quando una persona diventa forte, sceglie di prendersi cura del posto in cui vive. Senza quella forza, certi valori — rispetto, pazienza, amicizia — non si integrano davvero». 

È anche per questo che non si scoraggia davanti all’inciviltà. «Ci sarà sempre chi sporca. Non si può entrare nella testa degli altri, né combatterli o arrabbiarsi». 

Negli anni ha visto molte persone avvicinarsi al decoro urbano e poi abbandonare, deluse dal fatto che «gli altri non cambiavano».  Lui ha scelto una strada diversa: non ergersi a paladino, ma restare coerente con sé stesso. «La normalità, per me, è mettere un guanto e raccogliere quello che trovo. Se ogni giorno raccogli anche solo pochi rifiuti, a fine settimana hai fatto una raccolta importante. È uno stile di vita». 

Un processo che, spiega, cresce nel tempo. Si parte da sé stessi, poi gli spazi più vicini: la casa, la macchina, il bar, il quartiere. «Man mano che aumenta questa forza, è come se il tuo spazio si espandesse. A un certo punto, la città diventa casa tua». 

È qui che l’impegno civico smette di essere un gesto straordinario e diventa quotidianità. Non un dovere imposto, ma una scelta naturale. La storia di Luca Furgiuele non è quella di un eroe solitario, né di un attivista arrabbiato. È il racconto di una trasformazione personale che, passo dopo passo, si è trasformata in azione collettiva. E forse è proprio questo il messaggio più forte: il cambiamento, prima di essere degli altri, è sempre una questione che riguarda noi stessi.

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