Il commento
04.05.2018 - 17:20
Chissà cosa avrà pensato Luigi Di Maio, ieri mattina, quando il suo entourage gli ha comunicato che il sindaco di uno dei Comuni amministrati dal MoVimento di cui è capo politico era appena decaduto per mano di quattro grillini pronti a firmare insieme all'opposizione. E chissà cosa avrà pensato Angelo Casto, l'uomo nuovo, il poliziotto-sindaco, colui che avrebbe aperto i cassetti della città e riferito tutto ai cittadini, quando il segretario comunale gli ha comunicato che era appena "andato a casa". A questi due dubbi, forse, nessuno darà risposta, ma una certezza in tutta questa storia c'è: rispetto al passato, niente è cambiato.
Come accadde il 4 aprile 2015, quando Alessio Chiavetta (Pd) venne sfiduciato dall'opposizione e da molti consiglieri di maggioranza, il 3 maggio 2018 Angelo Casto ha fatto la stessa fine. Il sindaco pentastellato, che neanche un mese fa aveva nominato una nuova Giunta con assessori che forse pochi ricorderanno nel tempo, è caduto sotto i colpi della politica: sì, perché fare opposizione o andare oltre le logiche di un partito che prevede la segretezza delle discussioni nelle riunioni di maggioranza, ma verbalizza anche qualcosa su cui oggi sono accesi i fari degli investigatori (la questione dei preventivi, ndr), è proprio politica. Quella politica che i grillini di Nettuno avrebbero voluto rinnovare, ma che è apparsa lo specchio di un modo di gestire la cosa pubblica vecchio e stantio, con un sindaco che si è arroccato nel suo ufficio, senza ricevere più i cittadini dopo qualche sabato passato in Comune poco dopo le elezioni ad ascoltare, per 20 minuti, chi si era messo in lista.
Insomma, è arrivata una fine quasi ingloriosa, che consegna Nettuno a un nuovo commissariamento e sancisce il fallimento di un progetto targato M5S, con l'impero grillino che, dopo Pomezia, perde il feudo che fu dei Borgia e dei Colonna prima che di "Casto il breve", sindaco per "soli" 682 giorni. Il più short della storia.
Francesco Marzoli
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