Idee
16.12.2024 - 13:00
Chissà se anche Latina ha quella vibrazione narrativa di cui parla Maurizio Carta nel suo libro “Romanzo urbanistico” quando scrive che «le città del mondo possiedono una vibrazione narrativa che tutti noi percepiamo» e traccia indizi per il futuro, «di crescita e accoglienza, di restauro e benessere attraverso un uso peculiare di modalità, attori, risorse, pratiche che ormai chiamiamo 'rigenerazione urbana'. Sicuramente la Latina che ieri lo ha premiato consegnandogli lo scettro della prima edizione del premio dedicato all'urbanista Piccinato ha riconosciuto nel suo operato spunti produttivi per il futuro nella fase conclusiva del festival dell'architettura del '900 organizzato dal Comune in collaborazione con l’Ordine degli architetti. Un Festival che di vibrazioni narrative ne ha fatte risuonare parecchie mettendo in connessione idee qualificate, progetti, convegni e spunti per arricchire il percorso di una città lanciata verso il centenario e che ha bisogno di dare una forma più coerente e riconoscibile alla sua identità. Carta è urbanista, scrittore, professore ordinario di urbanistica all'università degli Studi di Palermo e assessore all'urbanistica nella stessa città e ieri è stato premiato e ha tenuto una Lectio magistralis nell'ambito del convegno conclusivo del Festival, moderato dal giornalista Michele Marangon, e del premio Piccinato organizzato dal Comune di Latina in collaborazione con la Società Italiana degli Urbanisti . «E' un onore e una responsabilità essere con voi ed essere il primo premiato per questo riconoscimento legato a Piccinato - ha esordito Carta nel ricevere il premio - Piccinato non era mai dogmatico, era il primo a mettere in discussione i dogmi e non avrebbe mai camminato su una strada già tracciata, ma ne tracciava di nuove. Questo è un premio che riconosce quel modo di fare e pensare l'urbanistica mettendo insieme educazione, didattica, professione ma anche la responsabilità di chi amministra e fa delle scelte. Non si capirebbe tutto se non si sta anche dalla parte di chi amministra l'urbanistica. Oggi sono il portavoce di quella scuola di urbanistica italiana antidogmatica che lavora sui progetti e sulla conformazione della città. Dobbiamo tornare a disegnare lo spazio della città entro cui si muovono i corpi delle persone e in cui vivono gli organismi naturali e gestirlo intercettando tutte le sensibilità. Al sindaco che ha questa attenzione per le giovani generazioni dico che l'urbanistica oggi deve dare sì risposte tempestive a domande esistenti, ma anche alle domande dei non ancora nati, riuscire a capire gli interrogativi di chi ancora non li può esprimere».
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