Il dramma
11.01.2026 - 09:46
La forza del silenzio e le rose bianche hanno accompagnato l’ultimo doloroso viaggio di Aurora Livoli. Qui tra la sua gente, tra le compagne di classe che piangono, tra le amiche che stringono un fiore come fosse la sua mano, tra i vicoli di Monte San Biagio che si inerpicano fino al piccolo piazzale della Chiesa di San Giovanni Battista. Qui dove sembrano ancora esserci sogni disegnati sui volti delle persone che l’hanno conosciuta, del padre e della madre in prima fila. Piangono e si asciugano le lacrime per «La nostra Auora» come hanno scritto su un bellissimo biglietto.
Il silenzio ieri mattina ha avvolto Monte San Biagio, il paese si è fermato, oscillando tra il dolore composto e lo sgomento. È stata un’emozione condivisa. Prima della celebrazione dei funerali nella Chiesa di San Giovanni Battista è iniziata la veglia, poi per 30 minuti con la chiesa pienissima e il piazzale gremito, è calato un silenzio fortissimo. Sulla bara di noce chiara i fiori bianchi e una foto di Aurora sorridente: ha gli occhi che le brillano.
«È difficile farsi una ragione di tanta brutalità e violenza, siamo qui per chiedere un dono al Signore: che ci consoli, mettendo in comune il nostro amore e la nostra speranza» osserva nell’omelia Monsignor Luigi Vari, Vescovo della Diocesi di Gaeta. E parla direttamente ad Aurora: «Questa chiesa ti ha visto bambina e ti ha accompagnato nei momenti belli del tuo crescere, questa chiesa ha visto la gioia dei tuoi genitori. Aurora, - ha ripetuto Monsignor Vari - tu avevi la speranza che apriva il cuore di chi ti vuole bene. A questo momento che ci raduna per salutarti c’è come un abisso, il sole si è eclissato nella tua vita e nella vita di chi ti ama, per chi colpisce senza pietà. Eri una ragazza smarrita, una giovane donna e ti sei vista precipitare addosso follia e cattiveria che ti hanno lasciato senza fiato, tu che per il tuo papà e la tua mamma sei un angelo. Loro ti amano e chi ama riesce a dire le cose più giuste e vere. Hai intrapreso un viaggio che forse aveva il sapore della vita - ha ricordato - sapevi che per te c’era sempre casa, hai chiesto ai tuoi genitori una cosa impossibile e cioè di non preoccuparsi ma non potevano immaginare che alla fine del viaggio trovassi la morte che ti ha tolto la vita piena di promesse».
Nei giorni scorsi il Vescovo era andato a casa dei genitori di Aurora per portare conforto e affetto. «Per un cristiano il tuo nome Aurora richiama l’alba della resurrezione, tua mamma quando l’ho vista mi ha detto che quando sei morta gli angeli ti hanno portato in cielo le rose bianche. E tuo padre non cerca vendetta ma giustizia, vuole che riposi in pace. Riposa in pace Aurora», ha concluso.
«Abbiamo il cuore gonfio di dolore e sgomento, ogni parola appare fragile, c’è un dolore di un’intera comunità - sono le parole del sindaco di Monte San Biagio Federico Carnevale, molto commosso, che ha parlato dall’altare - e ai genitori di Aurora va l’abbraccio più sincero, silenzioso e rispettoso. La sua morte lascia un vuoto profondo, non ci dobbiamo abituare al dolore e questo momento ci richiama ad una responsabilità più grande. Oggi il nostro paese si ferma con rispetto. Il dolore non finisce in questo momento, ciao Aurora».
Tra i banchi erano presenti i compagni di classe e le insegnanti dell’Istituto Pacinotti di Fondi. Lungo il tragitto dalla chiesa al cimitero di Monte San Biagio moltissime persone sono uscite di casa e hanno atteso il passaggio del feretro per l’ultimo saluto. La studentessa di 19 anni è stata ricordata ieri pomeriggio anche nel cortile dove è stato trovato il suo corpo. L’iniziativa era stata chiamata così: «Un fiore per Aurora» ed è come se fosse stato steso un lungo filo bianco, il colore delle rose che tanti avevano in mano, da Milano arriva a Monte San Biagio e poi fa lo stesso tragitto nel silenzio che impone un momento così doloroso, nel ricordo di Aurora e dei suoi 19 anni.
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