Neppure il tempo di chiudere l’inchiesta e la conseguente procedura amministrativa per l’intimazione del ripristino dei luoghi, che le società proprietarie del mega complesso commerciale di via Albanese, all'altezza dello svincolo al chilometro 68,6 della Pontina, riconducibili allo stesso gruppo imprenditoriale, hanno avviato i lavori di smantellamento delle opere abusive, quelle che due anni fa avevano consentito di ravvisare il reato di lottizzazione abusiva al termine di una scrupolosa indagine della Polizia Locale che si è avvalsa del supporto tecnico del Servizio Antiabusivismo del Dipartimento Edilizia. I lavori sono iniziati in forza di una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (Scia) asseverata dal Comune, ma non è ancora chiaro il destino di quei negozi, diverse attività produttive, avviate all’interno di strutture che in origine dovevano essere serre agricole. È incredibile che, nell’arco di vent’anni, negli uffici del Suap del Comune nessuno si fosse accorto che quelle attività venivano avviate su area destinata all’agricoltura. O meglio, non c’è da stupirci visto che il Servizio Attività Produttive è lo stesso artefice della svista che ha consentito la realizzazione del discusso centro commerciale di via del Lido, nel quartiere Q3, viziato da una lunga serie di illeciti di natura edilizia confluiti nell’inchiesta per lottizzazione abusiva e violazioni paesaggistiche.
Tornando al complesso di via Albanese, c’è da dire che la parte anteriore fu sanata quando era consentito trasformare strutture agricole in produttive, anche se la conversione dall’originale vivaio nella grande struttura di vendita poi suddivisa resta comunque sospetta, sebbene ormai legittimata da atti amministrativi consolidati nel tempo. Il complesso retrostante invece è del tutto abusivo, seppure sia stato tollerato nell’arco di vent’anni da vari uffici comunali. L’intera area infatti resta agricola e la proprietà, con quattro diverse istanze depositate nel 2004, aveva chiesto di sanare quelle che dovevano essere serre agricole e un magazzino agricolo, demolendo però tre piccoli capannoni agricoli abusivi. La Polizia Locale ha scoperto che non solo questi ultimi erano rimasti in piedi, ma serre e magazzino agricolo erano stati trasformati in esercizi commerciali e per di più i piazzali comunicanti erano stati asfaltati, tra l’altro unendo due aree appartenenti a società diverse. A strizzare l’occhio al regista di questa geniale, ma illecita impresa, era stata la burocrazia, forse indotta, perché le quattro pratiche di sanatoria erano rimaste inevase, nascoste nei cassetti perché andava bene così. E nell’arco di vent’anni nessun tecnico del Suap si è reso conto che venivano avviate attività produttive all’interno delle serre agricole. Ora quindi le società hanno avviato la rimozione dell’asfalto dal piazzale di una delle particelle e i tre piccoli capannoni abusivi, ma non è chiaro che fine faranno le serre e il magazzino agricoli trasformati in attività commerciale: la legge impedisce la loro trasformazione.