Il fatto
11.02.2026 - 16:33
La frutteria di Formia dove è stato fatto l'attentato
È stata ribattezzata “Last Delivery” la vasta operazione dei Carabinieri che ha portato all’esecuzione di dodici arresti e 24 perquisizioni in tutta Italia, colpendo un presunto sodalizio criminale dedito al traffico di droga, armi ed esplosivi, con riflessi diretti anche sulla provincia di Latina. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, parte del materiale esplosivo movimentato dalla rete sarebbe stato utilizzato per l’attentato ai danni della frutteria Fustolo di Formia del 20 giugno 2023, episodio che aveva destato forte allarme in città.
Nelle prime ore del 10 febbraio, la Compagnia Carabinieri di Penne, con il supporto del Comando Provinciale di Pescara e la collaborazione dei Comandi di numerose province, tra cui Latina, ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip dell’Aquila su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Il provvedimento ha riguardato sette persone, ritenute gravemente indiziate di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con cinque misure in carcere e due agli arresti domiciliari.
Contestualmente sono state eseguite 24 perquisizioni domiciliari nei confronti di altri indagati in varie regioni italiane, in un dispositivo che ha impegnato oltre 250 militari dell’Arma tra reparti territoriali, reparti speciali, unità cinofile, artificieri e squadre operative di supporto.
Le indagini, avviate nel maggio 2024 dal Nucleo Operativo e Radiomobile di Penne, hanno permesso di delineare un gruppo che, secondo gli investigatori, dal 2021 avrebbe gestito un traffico stabile di cocaina e hashish tra Montesilvano, Penne e l’area vestina, con una precisa ripartizione di ruoli e la disponibilità di armi ed esplosivi. Parallelamente all’attività di spaccio, è stato individuato un filone dedicato alla compravendita e spedizione su scala nazionale di materiale esplodente e artifizi pirotecnici artigianali illegali, insieme ad armi da fuoco, detonatori e banconote false, utilizzando il web, chat criptate e corrieri espressi con indirizzi fittizi e intestazioni di comodo.
Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati, tra l’altro, oltre cinque chili di esplosivo e un taser a Chiavari, 210 chili di materiale esplosivo confezionato in 2.108 ordigni a Trapani, 307 chili di ordigni artigianali ad alto potenziale in un garage ad Acicatena (Catania), oltre a droga e denaro contante in altre località. Le modalità di spedizione, secondo gli inquirenti, hanno evidenziato una forte spregiudicatezza, esponendo a serio pericolo la sicurezza dei trasporti e degli operatori logistici ignari del contenuto effettivo dei pacchi.
Tra le numerose transazioni ricostruite dagli inquirenti, gli investigatori hanno accertato che alcuni ordigni ad alto potenziale distruttivo, acquistati e spediti attraverso questa rete, sono stati poi utilizzati in due gravi azioni intimidatorie: una a Formia, il 20 giugno 2023, ai danni della frutteria Fustolo, e un’altra a Roma, il 28 luglio 2023, contro un centro estetico. In entrambi i casi, secondo la ricostruzione degli investigatori, gli ordigni artigianali provenivano dal circuito illegale individuato con l’operazione “Last Delivery”.
Gli accertamenti avrebbero documentato anche lo scambio di video dimostrativi delle esplosioni, utilizzati per mostrare ai potenziali acquirenti la potenza degli ordigni messi in vendita e, successivamente, spediti ai destinatari. Un elemento che, nel quadro dell’inchiesta, contribuisce a delineare l’elevatissima pericolosità del materiale movimentato e la capacità intimidatoria del gruppo.
Dalle indagini è emerso inoltre che il sodalizio avrebbe esteso la propria operatività anche all’interno della casa circondariale di Pescara, dove sarebbe stato organizzato un vero e proprio canale stabile di spaccio di stupefacenti. La droga, denominata in gergo “magliette”, veniva introdotta durante i colloqui con l’aiuto di complici, mentre telefoni cellulari clandestini consentivano contatti costanti tra gli affiliati in libertà e quelli detenuti, con comunicazioni spesso avvenute tramite videochiamate intercettate nel corso delle attività tecniche.
Nel corso delle fasi precedenti dell’indagine erano già stati sequestrati cocaina, hashish, armi da fuoco, munizioni, banconote false e ordigni artigianali clandestini, oltre 15 chili di esplosivo in un episodio del 2023 a Penne che ha costituito il punto di partenza dell’intero filone investigativo.
Le persone raggiunte da misura cautelare e gli altri indagati sono da considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. La loro responsabilità penale dovrà infatti essere accertata nel corso del processo, nel pieno contraddittorio tra accusa e difesa, considerato che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari.
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