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Il fatto

Affari sporchi con le auto di lusso, arrestato Alessandro Agresti

Dopo il sequestro del patrimonio da 9 milioni arrivano le misure restrittive: carcere per l’imprenditore, domiciliari per la moglie e il collaboratore, obblighi di firma per il padre

A distanza di due settimane dagli interrogatori preventivi, il giudice per le indagini preliminari Barbara Cortegiano ha emesso le misure restrittive per i quattro indagati coinvolti nelle presunte operazioni illecite che alimentavano gli affari dell’autosalone VipMotors. Stamattina i carabinieri del Nucleo investigativo hanno dato esecuzione al provvedimento del Tribunale di Latina che dispone la custodia cautelare in carcere per il quarantenne Alessandro Agresti, principale indiziato nell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Miliano che contesta i reati di autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Arresti domiciliari, invece, per sua moglie Mery Teresina De Paolis e per il collaboratore Cristiano Di Nuzzo, in realtà titolare della rivendita di via Mameli, entrambi ritenuti prestanome di Agresti, come del resto suo padre Maurizio, destinatario della misura restrittiva degli obblighi di presentazione in caserma per la firma.

L’indagine dei carabinieri ha documentato, prima di tutto, la provenienza illecita del capitale con il quale, quasi dieci anni fa, Agresti avrebbe avviato la prima rivendita di auto, vale a dire i proventi di un’estorsione per la quale è stato condannato in via definitiva e ha scontato la pena. Quindi attraverso intercettazioni telefoniche e analisi dei documenti societari, gli investigatori dell’Arma hanno ricostruito due episodi di autoriciclaggio, ma soprattutto la sproporzione tra i redditi dichiarati dagli indagati e gli investimenti personali compiuti accumulando numerosi immobili, anche di pregio.

Alla luce di quanto prospettato dalle investigazioni, la Procura ha chiesto e ottenuto il sequestro dell’intero patrimonio riconducibile alla gestione di Alessandro Agresti, ovvero le proprietà intestate ai suoi congiunti dislocate tra Latina, Anzio e Roma, e le otto società utilizzate per la compravendita di vetture di lusso e gli investimenti nel campo immobiliare, per un totale di nove milioni di euro.

In occasione degli interrogatori preventivi degli indagati, lo scorso 16 gennaio, il collegio difensivo composto dagli avvocati Gaetano Marino, Massimo Frisetti, Matteo Salis, Marco Nardecchia, Luigi Angelucci, Anna Rita Formicola ed Emanuele Farelli, aveva depositato una serie di documenti per smontare l’accusa formulata dalla Procura, incentrati sull’archiviazione dell’inchiesta analoga che aveva già comportato arresto e sequestri preventivi per Agresti e gli altri tre indagati nel 2021. In quel caso l’indagine si era arenata perché aveva portato alle stesse contestazioni odierne, ma a fronte di una diversa ipotesi di reato iniziale per l’attivazione delle intercettazioni, per questo inutilizzabili quali fonti di prova. Sul sequestro preventivo del patrimonio i difensori hanno già presentato un ricorso al Tribunale del Riesame di Latina, chiedendo l’annullamento del dispositivo.

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