19.03.2026 - 22:30
Il Foyer del Teatro Comunale “G. D’Annunzio” è gremito di persone. Un pubblico partecipe, commosso, si è riunito nel Foyer del Foyer del Teatro Comunale “G. D’Annunzio” per rendere omaggio ad Antonio Pennacchi in occasione della prima presentazione del Meridiano Mondadori a lui dedicato, curato da Giuseppe Iannaccone. Quella che si è ritrovata è la vera comunità di Pennacchi: i figli Marta e Gianni, la moglie Ivana, gli amici che hanno dato vita all’Associazione Amici di Antonio Pennacchi, il sindaco Matilde Celentano, che ha fortemente voluto questa presentazione. Il Sindaco, emozionata, ha ricordato non solo lo scrittore, ma anche l’uomo caparbio e umano che aveva conosciuto bene: «Antonio mi regalò tutti i suoi libri – ha raccontato – e in uno scrisse una dedica: “al futuro sindaco di Latina” All’epoca non pensavo affatto di candidarmi. Quando gli chiesi perché, mi rispose che mi ci vedeva». Arrivata a cinque anni dalla morte dello scrittore e a tre da quella dell’assessore Silvio Di Francia, con cui Pennacchi condivideva una profonda amicizia e visione culturale, la pubblicazione del Meridiano segna la piena consacrazione letteraria di chi, partendo da Latina, ha saputo portare il locale nel nazionale e l’Italia, la storia quasi universale delle persone, attraverso la sua provincia. Durante la serata, coordinata da Maria Antonietta Garullo, si alternano voci e ricordi. Il figlio Gianni ricorda il senso di comunità che attraversava la scrittura paterna, narrando un episodio di quando vinse il Premio Strega «Un giorno un automobilista gli gridò: Grazie Antò, avemo vinto lo Strega! Quel “avemo” racconta meglio di tutto chi era mio padre e cosa significasse per lui sentirsi parte di un popolo».
È proprio questo sentimento di appartenenza a fare da filo rosso all’incontro. Come ha detto Roberto Cerisano dell’Associazione Amici di Antonio Pennacchi: «I Meridiani sono la biblioteca del tempo lungo, dove si conserva ciò che deve restare. E oggi ci entra anche Antonio». Nel corso della serata Graziano Lanzidei ha ricordato i tempi dell’“Anonima Scrittori” leggendo un racconto inedito, mentre Luciano Lanna, direttore del Centro per il Libro e la Lettura, ha tracciato un ritratto intimo dello scrittore, “un uomo che ha fatto della libertà il proprio marchio esistenziale”. Il curatore Giuseppe Iannaccone ha ricostruito i tratti di un Pennacchi sempre passionale e guascone, convinto negli ultimi anni di poter aspirare perfino al Nobel. Il Meridiano raccoglie infatti i romanzi “Palude”, “Mammut”, “Il fasciocomunista”, “Canale Mussolini” e i racconti “Marco” e “Manara”, opere che mostrano l’autore nella sua interezza, tra forza narrativa e tensione civile. Il tributo si è chiuso con le parole di Antonio Franchini, editor e amico di Pennacchi:«Non era anticonformista per posa, ma per vocazione. Pennacchi è uno scrittore più alto di molti Premi Nobel». Un riconoscimento alla voce di Pennacchi, anticonformista, alle volte schietta fino a far male, un omaggio al cantore delle gesta di una città nata dal fango, dagli zoccoli che facevano “gnif gnaf”, dai dialetti del nord che si mescolano a quelli del sud.
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