Il commento
16.01.2026 - 11:00
C’è un filo rosso che lega il caso ABC e lo stallo sul piano antenne, ed è un filo che attraversa tutta la maggioranza Celentano: quello di una crisi non dichiarata ma ormai evidente nel rapporto tra politica, amministrazione e responsabilità di governo. Due vicende diverse, rifiuti e telecomunicazioni, che però raccontano la stessa difficoltà: una maggioranza che governa formalmente, ma che fatica a decidere, a orientare l’azione amministrativa e a rispettare fino in fondo il mandato ricevuto dai cittadini.
Nel caso ABC, è un assessore della stessa giunta, Franco Addonizio, ad ammettere pubblicamente di avere le mani legate. La sua denuncia è politicamente pesante: l’azienda che gestisce un servizio essenziale è ferma non per carenze proprie, ma perché gli atti fondamentali non vengono approvati dal settore finanziario del Comune. Tradotto: un pezzo dell’amministrazione accusa un altro pezzo della medesima amministrazione di paralizzare l’azione di governo. È un cortocircuito istituzionale che difficilmente può essere archiviato come semplice dialettica interna. Quando un assessore denuncia lo stallo come scelta non neutra e non tecnica, la crisi smette di essere amministrativa e diventa politica.
Lo stesso schema si ripropone sul piano antenne. Un regolamento discusso per anni, approvato all’unanimità da maggioranza e opposizione, condiviso con i comitati e presentato come atto di tutela della salute pubblica, resta fermo negli uffici mentre, nel frattempo, le autorizzazioni continuano a passare attraverso il silenzio-assenso. Qui non c’è solo un problema procedurale: c’è una questione di coerenza democratica. È questo il punto sollevato dal presidente della commissione Ambiente Alessandro Porzi, quando parla apertamente di mancato rispetto del patto sociale e del mandato politico. Se la politica vota un regolamento e poi non riesce a renderlo operativo, mentre la realtà corre e produce effetti irreversibili sul territorio, allora qualcosa si è rotto.
In entrambi i casi emerge la stessa domanda, tutt’altro che astratta: chi governa davvero i processi decisionali del Comune? La politica, che dovrebbe indicare priorità e assumersi responsabilità, o un apparato amministrativo che finisce per diventare il fine e non il mezzo? Quando un assessore denuncia uno stallo e un presidente di commissione arriva a minacciare un passo indietro per poter “guardare in faccia i cittadini”, il problema non è più il singolo atto, ma la tenuta complessiva della maggioranza.
Una buona politica dovrebbe anticipare i conflitti e le sentenze, non subirne gli effetti. Governare significa scegliere, assumersi rischi, dare indirizzi chiari. Continuare a rinviare, invece, significa lasciare che siano i conti, i silenzi e le inerzie a decidere al posto di chi è stato eletto. E questo, per una maggioranza che si è presentata come alternativa di governo, è il segnale più preoccupante.
La verità è che l’amministrazione Celentano si trova oggi davanti a nodi strutturali che non possono più essere elusi: il rapporto irrisolto tra indirizzo politico e macchina amministrativa, la difficoltà di tenere insieme una maggioranza eterogenea e la mancanza di una cabina di regia capace di sciogliere i conflitti prima che esplodano pubblicamente. ABC e piano antenne non sono eccezioni, ma sintomi. Sintomi di un governo cittadino che rischia di restare impigliato nelle proprie contraddizioni mentre la città attende risposte su servizi, tutela della salute, decoro urbano e qualità della vita. Continuare a trattare questi casi come episodi isolati sarebbe un errore: sono, al contrario, il banco di prova decisivo per capire se la maggioranza Celentano intenda davvero governare o limitarsi ad amministrare l’ordinaria inerzia.
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