È la seconda volta da quando è ministro che Teresa Bellanova si trova a commentare un arresto avvenuto nelle campagne dell'Agro pontino per la violenza esercitata nei confronti di uno o più lavoratori agricoli. Due volte in circa un anno. Sempre nei confronti di braccianti di origine indiana, che in provincia di Latina sono tanti. L'episodio di lunedì, ha dichiarato Bellanova, è tra «i motivi per cui sono convinta che la battaglia per la regolarizzazione sia stata una battaglia giusta».

E ancora: «La mascherina mentre si lavora, i guanti, gli strumenti di protezione e prevenzione del virus sono un diritto», ha aggiunto. «La sicurezza è un diritto. La salute è un diritto. Avere un lavoro con orari e paga dignitosi è un diritto». Il provvedimento che regolarizza i migranti che lavorano nei campi, a lungo oggetto di scontro anche all'interno della stessa maggioranza, oltre che osteggiato dall'opposizione di Lega e Fratelli d'Italia, è inserito nel decreto Rilancio che dovrà essere discusso in parlamento. «Poter vivere in condizioni di vita umane è un diritto. Dove lo Stato non è presente, dove si insinua il caporalato, questi semplici diritti sono negati e migliaia di uomini e donne sono costretti a rimanere invisibili - conclude il ministro Bellanova - Sono orgogliosa di poter dire che questa volta lo Stato ha scelto di esserci e di restituire a queste persone i loro diritti e la loro dignità»