Chissà come farà il norvegese che da 10 anni ormai ha i suoi vini nella cantina del St. Patrick. Come farà a interrompere il rito di tornare a Terracina, sedersi al tavolo di Massimo e Ivana e chiedere una delle sue bottiglie, quelle che acquista da loro e lascia direttamente qui, per quando viene in vacanza. Come farà lui, e come faranno tutti i norvegesi che hanno eletto questo locale a loro seconda casa, ora che il locale più longevo del centro storico ha deciso di chiudere i battenti. Sì, il St.Patrick quest'estate non riapre. Massimo e Ivana, la coppia che lo ha sognato, fondato e gestito ininterrottamente per 22 anni, ha deciso di fermarsi davanti al Covid. Fuori dalla porta hanno scritto che la causa è «le eccessive restrizioni». Forse però è stata solo l'occasione buona per fermarsi un attimo, guardarsi intorno, indietro, e magari riappropriarsi della propria libertà.

«Eravamo pronti a ripartire» assicura Ivana, «a gennaio ho pulito il locale da cima a fondo, preparandolo per l'apertura primaverile. Ad aprile avevamo un banchetto di 40 persone provenienti dalla Norvegia». È arrivato invece il coronavirus che ha congelato tutto chiudendoci in casa. Chi non ha riflettuto su se stesso in quei giorni? E poi, prenotazioni annullate, voli dal nord Europa cancellati, e ora regole rigide per la riapertura. «Ci siamo detti, forse è il momento di fermarci». Per la prima volta, dal 1998. L'idea da tempo è quella di vendere, magari a chi ha lo spirito giusto per raccogliere il testimone. Una passione sconfinata e un'instancabile voglia di lavorare.

Ne hanno fatta di strada Massimo Masci e Ivana Codemo da quando, ancora ragazzini, hanno cominciato a lavorare nella ristorazione. Ivana poco più che adolescente a fare gelati in Germania, Massimo ad imparare il mestiere in famiglia e poi col sogno di un locale nel centro storico. «L'ho realizzato» dice «qui dove c'era la cantina di Santo Marco negli anni 50».
Quando hanno aperto il locale, è stata una scommessa. Nel 1998 non c'erano locali, ristoranti e il borgo era staccato dalla Terracina balneare. «Ricordo ancora che ci dicevano: voi siete pazzi», rammenta Massimo, «ma noi abbiamo investito 500 milioni di vecchie lire in questo posto».

Andò, per fortuna, subito bene. La novità del momento ha lasciato il posto alla qualità dei vini (oltre 300 etichette da tutto il mondo) e poi alla cucina. È diventato il paradiso dei norvegesi. Maestri d'orchestra, manager, musicisti, ingegneri, architetti si sono passati la parola, tra tour di formaggi pregiati e calici di rosso. Per questo, forse, nei loro confronti, nei confronti dei clienti, Massimo si sente un po' in colpa. Sente di fare loro un torto. Ma Ivana lo ferma. «Abbiamo fatto tanti sacrifici. Se abbiamo resistito in tutti questi anni, è perché il locale era nostro. L'Italia non è un Paese che aiuta l'imprenditoria. Pensate, nemmeno i 600 euro ci sono spettati, sebbene abbiamo una partita Iva, perché Massimo è pensionato».

Ma la lamentela non è di casa qui. E infatti si cambia subito discorso. «Per la prima volta nella nostra vita andremo alla Fiumetta», dice Ivana col sorriso, riferendosi a quel fazzoletto di spiaggia tanto amato per un freddissimo ruscello. Non sanno nemmeno dove si trova, perché per loro l'estate è sempre stata lavoro. Ma non quest'anno. Non con la misurazione della temperatura, la compilazione delle schede, le firme e le controfirme che vengono richieste. La sera staranno al negozietto di oggetti vintage che hanno aperto proprio di fronte. Il loro matrimonio si è nutrito anche di questa passione comune, il collezionismo, con cui hanno arredato la loro attività, tra zuppiere, bicchieri, cornici, oggetti. E quadri, perché Ivana è una pittrice e vorrebbe tornare a dipingere.

Viaggiare? «Magari con un camperino per girare l'Italia» dicono. O per andare a trovare le figlie. Ma zero rimpianti: «Non avremmo potuto fare niente di diverso nella vita» ammettono Massimo e Ivana, guardandosi per un attimo. Perché il segreto del loro successo sta in una cosa semplice come un bicchiere di vino: «La passione per questo lavoro e l'amore per l'accoglienza del cliente, da quando entra a quando va via». E chissà, che dopodomani, l'anno prossimo, non si possa ricominciare da qui.