La decisione del presidente della Regione Nicola Zingaretti di posticipare al 1° luglio la riapertura delle sale giochi del Lazio non ha lasciato indifferenti gli operatori del settore. «Una scelta che ha determinato l'effetto di lasciare alla deriva centinaia di aziende e decine di migliaia di famiglie di lavoratori del settore che, adesso, perderanno anche il sussidio degli ammortizzatori sociali». Questa la denuncia del presidente dell'associazione degli operatori Astro, Massimiliano Pucci, che ha chiesto al Governatore di rivedere la sua decisione.

«Questi ulteriori quindici giorni di inattività che ha deciso di infliggere alle aziende del gioco e ai loro dipendenti, potrebbero essere, per qualcuna di esse, senza ritorno», spiega Pucci sottolineando che nell'ordinanza «non si rinviene alcun accenno ai motivi di questa disparità di trattamento» rispetto ai provvedimenti emanati dalle altre Regioni, né «vi si scorge un accenno di istruttoria. Anzi, viene descritto un generale quadro ottimistico della situazione epidemiologica nella Regione».

Nel Lazio sono già ripartite le palestre, le piscine, i ristoranti, i bar, i pub, i centri estetici, i centri benessere, i tatuatori e nelle l'ultima ordinanza ha anche autorizzato le fiere, i congressi, le cerimonie, nonché attività che hanno luogo in discoteche e locali assimilati, con eccezione delle attività di ballo. «Sono attività che presentano un evidente rischio di contagio uguale se non superiore a quelle delle sale giochi e delle sale scommesse - sottolinea Pucci -. Risulta evidente la natura esclusivamente politica della scelta di riservare un differente trattamento alle sale giochi, alle sale slot e alle sale scommesse». L'ultimo decreto ministeriale aveva affidato alle Regioni il compito di valutare «secondo parametri obiettivi, la compatibilità della ripresa delle attività con l'andamento della situazione epidemiologica nel territorio regionale», rispettando «il principio di uguaglianza che impone di motivare adeguatamente la ragione di eventuali disparità di trattamento. In assenza di un'adeguata motivazione che le giustifichi, le disparità di trattamento si traducono in discriminazioni»