Poco fa piazza del Popolo di Latina è diventata teatro della manifestazione Black Lives Matter, nata sull'onda delle proteste che dagli Usa sono arrivati fino in Europa e che è diventata un vero e proprio movimento globale. L'evento ricade in un periodo ricco di iniziative volte a contrastare razzismo, intolleranza religiosa e il fenomeno dell'odio in generale. Ne è un esempio l'ultimo atto presentato dalle Sardine di Latina al sindaco Damiano Coletta e a tutta l'amministrazioen Lbc, proposta che si articola in diversi punti allo scopo di coltivare la memoria dell'antifascismo, a creare azioni di sensibilizzazione e per contrastare l'intolleranza in maniera più decisa. 

I punti della mozione:
? Coltivare la memoria dell'antifascismo e della lotta contro tutti i totalitarismi, dei crimini compiuti nelle guerre coloniali, delle leggi razziali, della persecuzione degli ebrei e dalla Shoah,
? Creare nuove azioni di sensibilizzazione culturale e civica contro l'omotransbifobia, il sessismo, il razzismo, la xenofobia, contro le discriminazioni di ogni sorta e contro tute le forme di odio e violenza presenti sui social network e sul web.
? Collaborare con le associazioni e con le comunità del territorio, anche con lo scopo di promuovere e condividere le regole di cittadinanza nella creazione di nuove azioni di contrasto e resistenza a tutte le forme di odio.
? Agire attraverso le misure previste dalla legislazione vigente nel caso questi valori non vengano rispettati dai componenti del Consiglio comunale e dell'Amministrazione.
? Sollecitare il Parlamento affinché intervenga in materia di contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza;
? Sollecitare le Istituzioni preposte all'impegno alla vigilanza preventiva affinché applichino, nel modo più ? rigoroso, le misure previste dalla legislazione vigente;

Una mozione che oggi riveste un ruolo importantissimo per le Sardine, così come spiega la portavoce locale, Anna Claudia Petrillo

La decisione di promuovere quest'atto si allinea all'attuale momento storico, visti anche i movimenti di queste settimane che dagli Usa sono arrivati fino in Europa. "Black lives matter", ma le Sardine si sono attivate contro razzismo e antisemitismo già da tempo, come accaduto nel promuovere la cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre, per citare un esempio. Quali sono gli altri progetti sul tema che sono stati portati avanti? E quelli futuri?
La scelta di chiedere una forte presa di posizione contro ogni tipo di discriminazione e di violenza - sia essa verbale o fisica - nasce dal fatto che sono fortemente convinta che l'Italia sia davanti a un bivio, quello che porta a scegliere da quale parte stare: con quella che grida, che fa propaganda con l'odio mettendo le persone le une contro le altre o con l'Italia della solidarietà e della cittadinanza attiva, attualmente rappresentata da figure rivoluzionarie nei gesti e nelle dichiarazioni come Papa Francesco. Trovo che oggi non solo bisogna scegliere dove posizionarsi, ma bisogna parteggiare. A Latina sono molte le persone che fanno cittadinanza attiva e si occupano di coloro che sono invisibili. Ecco, le sardine non esistono. Essere sardina è un modo di essere, di vivere: sono tutti coloro che si prendono cura. Della propria città, del futuro, di chi viene resi invisibile agli occhi dello stato. Le sardine non credono nell'integrazione, credono che possano esistere spazi per tutte e tutti. Essere sardine è un metodo. Quindi che dire, per il futuro supporteremo come stiamo facendo da mesi tutti coloro che sul territorio fanno battaglie di giustizia sociale. Penso a Marco Omizzolo, penso a tutte le cooperative e tutte le associazioni che si battono per i diritti. Noi siamo a disposizione e saremo sempre disposti ad aderire alle loro iniziative, nel pieno rispetto del lavoro di ognuno.

Le proteste nascono negli Usa, poi arrivano in Europa. E anche in Italia stanno sfociando in atti di violenza, dove a farne le spese sono le icone. Statue imbrattate o decapitate, come quella dedicata ad Indro Montanelli a Milano. Come si esprimono le Sardine di Latina sul tema?
Sulla questione Montanelli che dire: se fosse stato un uomo qualunque l'avremmo assolto? C'è un problema di classe sociale e di status nella nostra società. Non si può contestualizzare e giustificare quello che ha fatto e detto. Lo dico da donna. Le statue sono celebrative: Il punto non è mettere in discussione le opere di Montanelli ma la celebrazione dell'uomo. Quella statua non doveva proprio esserci.

A Latina ci sono statue che secondo voi andrebbero rimosse?
Statue forse no, ma per esempio io cambierei l'intestazione della rotonda ad Almirante. Magari potremmo intestarla a Tina Anselmi. E ci tengo a sottolineare che qui non si tratta di revisionismo storico, i primi revisionisti sono coloro che vogliono far tornare Latina ad avere il suo antico nome.

"Protestare contro il razzismo nel 2020 è assurdo". Parole della portavoce nazionale delle Sardine Jasmine Cristallo. Eppure sta accadendo praticamente ovunque. A Latina c'è più o meno bisogno di protestare contro il razzismo rispetto ad altre realtà italiane
La questione del caporalato, piaga di questa provincia, è emblematica: c'e molto bisogno di scendere in piazza. Ma non solo contro il razzismo. Va messo in discussione l'intero sistema produttivo, la filiera agricola, come dice Aboubakar. Dobbiamo mostrare dissenso per i decreti sicurezza che hanno abolito la protezione umanitaria, che hanno messo in discussione gli sprar. Il memorandum con la Libia, luogo disumano e lager del nostro millennio. Per non parlare dello ius soli. Insomma, dirsi contro il razzismo può essere limitativo se non si ingaggia una battaglia contro le asimmetrie del nostro sistema economico e sociale. Dobbiamo pensare a un mondo nuovo con coraggio, una società più giusta ma soprattutto che sappia essere davvero un posto sicuro per tutte e tutti. Ad esempio, oggi c'è stata la manifestazione "Black lives matter". Le ragazze e i ragazzi che hanno organizzato l'evento vanno sostenuti. Alcuni di loro sono privi di cittadinanza, ed è a loro che la politica deve delle risposte. Abbiamo partecipato come cittadine e cittadini.

I mesi a cavallo tra il 2019 e il 2020 hanno fatto emergere un fenomeno che fino a poco tempo fa era sconosciuto a molti: l'hate speech. Il linguaggio dell'odio corre più sui social che nelle piazze. E sul web, spesso, la violenza non viene punita. Cosa si potrebbe fare per reprimerlo?
Questa è una questione davvero complessa. Si basa sull'etica personale, bisogna riportare un principio di corresponsabilità e non lasciare le persone indietro. Perché spesso sono proprio l'isolamento e il risentimento sociale che portano ad essere violenti verso chi è diverso tra noi, verso i più deboli. Dobbiamo far tornare la fiducia nelle istituzioni che troppo spesso sono state distanti dai bisogni reali. E in questo cercheremo noi per primi di dare l'esempio utilizzando un linguaggio sempre adeguato. In più, posso dire che il documento che presenteremo all'amministrazione chiede di condannare anche l'odio in rete e di prendere provvedimenti qualora chi ci rappresenta in Comune si lasci andare ad episodi di hate speech. Parlando di concretezza.