Il fatto
02.08.2020 - 18:30
Giovanni Di Russo, uno dei tecnici italiani che collaudano le barche prodotte in Tunisia
Chi sono i nuovi migranti che arrivano dalla Tunisia e cosa succede lungo le coste di quel Paese? Lo racconta un testimone oculare, un collaudatore nautico che quell'area la conosce bene e conferma che i nuovi sbarchi dalla Tunisia sono dovuti «soprattutto a migrazione di tipo economica perché, specie i giovani, vogliono vivere come si vive qui in Europa». Giovanni Di Russo da quasi venti anni va su è giù tra la provincia di Latina e l a Tunisia perché è uno di quelli che fanno parte di un sistema di collaborazioni nato per un accordo specifico fatto proprio con la Camera di Commercio di Latina e da quel momento molte aziende pontine della nautica e dell'agricoltura delocalizzarono in Tunisia le loro produzioni. «Nei cantieri nautici della costa tunisina si producono barche per le esigenze interne e moltissime per la Libia, molte vengono pagate con soldi del Governo italiano - dice - in quanto esiste un'antica collaborazione in questo senso. Ma i cantieri sono di società nostre. E' un Paese che, come tanti, si è fermato a metà. Ciò che è davvero crollato è il turismo, un settore che dava lavoro soprattutto ai giovani, i quali adesso stanno fuggendo per entrare in Europa. Per il resto le fabbriche sono aperte e vengono portate avanti, in molti casi dalle donne. C'è un'economia a conduzione femminile molto importante».
Che idea si è fatta dell'ondata anti migranti cominciata con gli sbarchi dalla Tunisia, Paese peraltro tradizionalmente «amico» dell'Italia?
Perché l'Europa è ancora un sogno per i Paesi del Nord Africa? Adesso siamo anche noi un po' poveri e per di più malati.
«Ma non importa. Il virus, tanto, è ovunque. Il fatto è che quei ragazzi guardano la tv, guardano internet e vedono come viviamo noi. Loro vogliono condurre una vita come gli occidentali, come noi. Non è preciso applicare a queste persone l'idea che fuggano da guerre e carestie. Lì, anzi, c'è un'industria manifatturiera molto attiva. E' che vogliono, come dicevo, fare un'altra vita, come la nostra».
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