Per una risonanza magnetica si arriva ad aspettare anche quasi un anno, in caso di priorità differibile. A dirlo è la stessa Asl di Latina, nell'ultimo monitoraggio delle liste d'attesa pubblicato mensilmente. Il dato più aggiornato è quello di Novembre 2022, dove nelle 25 pagine di rapporto, ognuna dedicata ad un diverso servizio, è quella relativa alla Radiologia che cattura immediatamente l'attenzione: a novembre 2022 si registrano oltre 200 prenotazioni, di cui 54 per l'urgenza breve, di cui solo il 13% vengono fissate entro i tempi previsti di 10 giorni, mentre per l'87% dei casi restanti si aspetta mediamente 130 giorni. Peggio, come si è detto, la priorità differibile: 180 prenotazioni, di cui il 3% fissate entro i tempi previsti (30 giorni per la visita e 60 giorni per lo strumento), mentre il restante 97% aspetta mediamente 343 giorni. Infine, le prenotazioni progammabili, che sono soltanto due, entrambe fissate entro i tempi previsti (180 giorni) e che hanno richiesto un'attesa media di 2 giorni.
Dati che hanno portato il capogruppo della Lega in Regione Lazio, Angelo Tripodi, a chiamare in causa l'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato: «La Regione Lazio non ha più una sanità del territorio, malgrado le addizionali Irpef 0,50% e Irap 0,92% che tartassano i cittadini senza distinzione di fasce sociali: 754 milioni di euro, di cui circa 340 milioni di euro vengono sottratti alla gestione sanitaria e spesi per il trasporto pubblico locale - tuona Tripodi - Una sanità che non rispondono alle reali esigenze dei cittadini, a partire dall'Asl di Latina dove ci vogliono addirittura "343 giorni medi di attesa", con priorità differibile per la prenotazione di una risonanza magnetica. Non va meglio con la priorità "urgenza breve", per la quale c'è da aspettare 130 giorni medi d'attesa. Inaccessibile anche la tac all'addome». Nella sua analisi, Tripodi ricorda la parifica della Corte dei Conti sull'esercizio provvisorio 2021: «La Regione registra ancora mobilità passiva, sia interregionale sia internazionale, molto più alta della mobilità attiva. Perciò, nel complesso, le uscite per mobilità superano le entrate, incidendo negativamente sul totale della spesa sanitaria regionale. C'è bisogno di un nuovo modello di sanità, ricostruendo le strutture intermedie: le Case della Salute e i Pat sono aperte dalle 8 alle 20 come un supermercato, dove mancano, spesso e volentieri, i medici oppure i camici bianchi sono carenti dell'idoneità di emergenza prevista dall'articolo 96 del Contratto collettivo nazionale, nonostante la promessa dell'assessore Alessio D'Amato sull'imminente avvio dei corsi formativi in Ares 118 rispondendo ad una nostra interrogazione».