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Il caso

I guardiacoste libici a lezione a Gaeta per respingere i migranti in fuga

L'attuazione del progetto partito nel 2017 e implementato a ottobre scorso tra le proteste delle Ong che effettuano i soccorsi

I guardiacoste libici a lezione a Gaeta per respingere i migranti in fuga

Marzo 2023: scoppia un caso diplomatico europeo (non è il primo di questo genere) e riguarda la richiesta di chiarimenti avanzata da due Ong, Ocean Viking di SOS Méditerranée, che sostenevano di essere state minacciate con le armi da un pattugliatore della Guardia Costiera libica mentre era in atto il soccorso di un gommone in difficoltà. Le organizzazioni umanitarie e moltissimi osservatori ritengono che la Libia abbia un ruolo nel respingimento, con ogni metodo, dei flussi migratori.

Dove si forma tecnicamente la Guardia Costiera libica? A Gaeta, presso la scuola nautica della guardia di Finanza. Periodicamente gruppi di guardiacoste del Gacs (l'Amministrazione generale per la sicurezza costiera del Governo di Tripoli) effettuano corsi di formazione nella città del Golfo e l'ultima volta uno dei partecipanti è sparito nel nulla, diventando egli stesso uno dei tanti immigrati clandestini. Tuttavia l'attività di formazione prosegue: in questi giorni un'altra squadra di guardiacoste libici è a Gaeta per partecipare ad un seminario specifico, una «Sessione sulla gestione e manutenzione dei motori e dei sistemi ausiliari dei pattugliatori forniti dall'Italia». Lo hanno postato, con corredo fotografico, gli stessi partecipanti. E ora quelle foto stanno facendo il giro del web come «prova» del fatto che è l'Italia a fornire il know-how per quella che viene definita la caccia ai migranti in fuga. In realtà, va detto, questi corsi sono parte integrante di un accordo bilaterale Italia-Libia stipulato nel 2017 in base al quale c'è una fornitura di motovedette e relativa formazione per il personale di bordo. Protocollo rinnovato con ulteriori investimenti lo scorso autunno, quando è stata aggiudicata una commessa da 6,6 milioni di euro per fornire 14 imbarcazioni alle milizie libiche destinate ad per intercettare e respingere le persone in fuga nel Mediterraneo. A curare la gara è stata l'agenzia del ministero dell'Economia che ha come finalità primaria l'«attrazione degli investimenti e sviluppo d'impresa». Anche allora le Ong hanno protestato ma il progetto va avanti nell'ambito del programma sicurezza nel Mediterraneo. La procedura è stata curata da Invitalia, dopo che ad agosto 2019 ha stipulato una convenzione con il Ministero dell'Interno per garantire supporto tecnico anche sul fronte libico. La copertura finanziaria dei nuovi battelli è garantita, come in precedenza, dal progetto «Support to integrated Border and migration management in Libya» (Sibmmil) del dicembre 2017, cofinanziato dall'Unione europea, implementato dal Viminale e inserito nel quadro del Fondo fiduciario per l'Africa (Eutf).

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