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Il caso

Case dei custodi della stazione: vent’anni tra vendite, fallimenti e prelazioni mancate

Il Comune pronto a chiudere l’accordo con la curatela fallimentare per l’ala storica dello scalo ferroviario. Restano però incognite su tempi, condizioni dell’immobile e reale fruibilità per la città

Quell'immobile storico conteso tra

Una parte del complesso della stazione ferroviaria sta per entrare nel patrimonio storico tutelato del Comune di Latina, ma la storia che l’accompagna è rocambolesca e pone anche qualche dubbio sui tempi della reale fruibilità. Si tratta dell’ala di ingresso, un tempo utilizzata dai custodi.

Il 9 gennaio l’amministrazione è chiamata a rispondere alla mediazione proposta dal curatore fallimentare, l’avvocato Roberto Iucci, della società che acquistò l’immobile snobbando una prelazione avanzata dall’ente che, appunto, voleva inserire tra gli stabili di fondazione. E’ un iter contorto iniziato nel luglio del 2002 quando il consiglio comunale approva una delibera che ha tra gli obiettivi prioritari la valorizzazione e la razionalizzazione del patrimonio immobiliare «con particolare riferimento agli edifici di fondazione nonché degli edifici storici riconducibili all’architettura di fondazione». Nel 2006 Ferrovie Real Estate vende larga parte di vecchie stazioni, tra cui la casa dei custodi dello scalo di Latina, per un importo di 150mila euro; la giunta comunale del capoluogo, in una data simbolica, il 18 dicembre, delibera di voler comprare quel pezzo di stazione «in considerazione della rilevanza storica e artistica che riveste» e perché «il fabbricato costituisce riferimento di fondazione...», in vista di garantire «anche la fruibilità alla cittadinanza».

Ma quando la Giunta decide in via formale l’acquisto Ferrovie aveva già venduto (il 24 luglio 2006) per 145mila euro ad un privato, precisamente a Claudio Alvarez e Massimiliano Colangelo, amminstratore unico e legale rappresentante della Credit Professional srl. Quest’ultima cinque giorni prima della delibera della Giunta di Latina, ossia il 13 dicembre 2006, vende a sua volta l’immobile al doppio del prezzo pagato, 302mila euro, alla Emmelle Investimenti srl, la quale in seguito cambierà nome e ragione sociale in Paninvest spa. L’atto di trasferimento del bene avviene il 28 dicembre 2006 e ciò offrì al Comune la possibilità di impugnare per far valere il suo diritto di prelazione, espressa dal sindaco dell’epoca in data 8 gennaio 2007. Tuttavia la prelazione non venne notificata ad Emmelle bensì solo agli enti interessati. Qui la storia di incaglia. Emmelle srl nel 2007 esegue dei lavori di ristrutturazione, il Comune rincorre la società con atti di sospensione e demolizione, provvedimenti che non solo vengono impugnati ma la Emmelle, che a settembre 2007 cambia denominazione e diventa Paninvest spa, fa causa all’amministrazione comunale di Latina chiedendo due milioni di euro di danni. Nel corso del procedimento davanti al Tribunale tra i testimoni c’è Adriano Panzironi, più noto al grande pubblico come autore di diete. Nel 2012 la Paninvest spa è dichiarata fallita e viene nominato un curatore che comincia a recuperare i crediti; lo fa anche vendendo gli immobili della Paninvest, tra cui le «famose» case dei custodi della stazione di Latina. A luglio 2021 il curatore comunica al Comune l’aggiudicazione dell’immobile all’asta per 105mila euro. Ad agosto dello stesso anno il sindaco in carica comunica di far valere la prelazione già esercitata e diffida la curatela dal dare seguito alla vendita, confermando la volontà di voler annettere quella parte di stazione al patrimonio storico dell’ente. A settembre 2022 le parti trovano un accordo: il Comune si dice disposto a pagare le case 230mila euro a patto che il curatore ritiri la causa di risarcimento da 2 milioni, cosa che effettivamente avviene nel 2023, ma adesso la curatela invita formalmente l’amministrazione ad esercitare (per davvero) la prelazione che va rivendicando da più di venti anni. E così si arriva all’appuntamento di giovedì, quando in cambio di 105mila euro le vecchie case della stazione ferroviaria potrebbero diventare patrimonio di fondazione del Comune, poiché nella delibera di Giunta di pochi giorni fa l’ente ha confermato «l’interesse a dare seguito alla transazione acquistando gli immobili de quo». Tutto bene, ciò che finisce bene? Forse. Al momento non si sa quanto vale quello stabile né in quali condizioni si trova, né quanto ci vorrà per ristrutturarlo, né se è disponibile oppure occuppato, anche senza titolo

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