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Il fatto

Stangata Tari a Gaeta, aumenti fino al 25%

Una stangata annunciata per via dell’aumento del Pef, salito a 6,8 milioni annui

Stangata Tari a Gaeta, aumenti fino al 25%

Sfiora ormai i sette milioni di euro per l’anno 2026 il costo del servizio rifiuti urbani a Gaeta, 6,8 milioni per la precisione. Il dato emerge dalla bozza di piano economico e finanziario che sta per approdare in consiglio comunale, fissato per domani pomeriggio.

C’è poco da spostare i numeri perché all’aumento del costo si è arrivati per una serie di ragioni oggettive, per esempi lo scarso funzionamento della raccolta differenziata che la scorsa estate ha prodotto una serie di multe, legittime, della società De Vizia poiché i rifiuti risultavano lasciati in orari e giorni non previsti dal calendario, anche se era stato ampiamente pubblicizzato.
Di «ennesima stangata» parlano i consiglieri comunali di opposizione Franco De Angelis ed Emiliano Scnicariello il cui voto contrario, pure se scontato, non cambierà le sorti del Pef, destinato già ad essere approvato a maggioranza, pur con mal di pancia diffusi.


«Variamo questo piano e relativi aumenti per quali ragioni? In effetti non lo sappiamo. - dice De Angelis - Con 6,8 milioni dovremmo avere una città che brilla. Invece... E poi vorrei ricordare che si è avuto un confronto pari a zero con l’opposizione nonostante gli impegni presi tempo fa dall'assessore Luca Gallinaro e da diversi componenti della maggioranza. La decisione è stata calata dall’alto. In Consiglio si vota e basta. La minoranza non è stata coinvolta. I cittadini e le associazioni varie men che meno. E intanto i soldi pubblici dove vanno? Basta con le feste e festarelle. Basta luminarie dal costo di circa un milione di euro l'anno. Prima di mettere le mani nelle tasche dei cittadini andrebbe tagliato il superfluo. La Tari non è il bancomat del Comune. Sono i soldi delle famiglie, dei negozi, degli anziani con la pensione minima». Per fare due conti semplici, si annuncia un aumento dell’undici per cento della Tari per le famiglie e un +25% per le attività produttive, dovrebbe essere confermato lo sconto del 30% per gli stabilimenti balneari. Un punto sul quale restano nodi irrisolti è il censimento delle case vacanze, molte delle quali non risultano censite come attività economiche bensì come case private e quindi con la tariffa delle famiglie che è inferiore rispetto alle utenze produttive.

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