La sentenza
26.04.2026 - 16:00
Il piano rifiuti è stato approvato dalla giunta Rocca nei giorni scorsi e rappresenta il tentativo di fornire una regolamentazione chiara ad un settore complesso e ricco di conflittualità. Come quelle innescate da alcuni privati contro altri, coinvolgendo la Regione Lazio. Nelle scorse settimane si è chiusa una vicenda in particolare. Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha messo un punto a una vicenda giudiziaria lunga quasi un decennio, confermando la legittimità dell’autorizzazione rilasciata dalla Regione per l’impianto di trattamento rifiuti della società Porcarelli a Rocca Cencia, a Roma. Con la sentenza n. 6395 del 2026, i giudici della quinta sezione hanno respinto il ricorso presentato da Rida Ambiente, società guidata dall’imprenditore Fabio Altissimi, ritenendolo in parte infondato e in parte improcedibile. Una sonora bocciatura.
Il contenzioso riguardava l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata nel luglio 2017 dalla Regione Lazio, contestata sotto diversi profili: dai controlli antimafia fino alla mancata sottoposizione del progetto a valutazione di impatto ambientale. Ma il Tar ha smontato, punto per punto, le censure ipotizzate da Rida. Sul fronte dei controlli antimafia, i giudici hanno chiarito che la Regione ha operato correttamente acquisendo la documentazione necessaria e che l’eventuale interdittiva nei confronti della società collegata non produce effetti automatici su soggetti terzi. In sostanza, nessun vizio nell’iter autorizzativo. Respinta anche la contestazione relativa alla mancata Via. Secondo il Tribunale, l’impianto svolge attività di pretrattamento dei rifiuti classificabile come R12 e R13, e dunque non soggetta alla procedura di verifica di assoggettabilità ambientale prevista dalla normativa vigente. Non ha trovato accoglimento neppure la doglianza sulla mancata conformità alle migliori tecniche disponibili (Bat). Il Tar ha evidenziato come le norme europee richiamate siano successive all’autorizzazione e quindi non applicabili, aggiungendo che la Regione ha comunque avviato successivamente una verifica di aggiornamento.
La sentenza relativa a questa vicenda arriva dopo un articolato percorso giudiziario, passato anche dal Consiglio di Stato che aveva disposto il ritorno del caso al Tar per una nuova valutazione nel merito. Ora la decisione chiude, almeno in primo grado, una delle partite più delicate sul fronte degli impianti di trattamento rifiuti nel Lazio. Per la Regione Lazio un successo dal punto di visto delle procedure amministrative seguite in un settore così attenzionato e delicato.
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