Nell'acqua utilizzata per irrigare i campi sono presenti dei carichi inquinanti, ma non importa: il pozzo non si può fare lo stesso. Bisogna tutelare tutta l'utenza irrigua. Questo il succo del parere, ovviamente negativo, espresso dal Consorzio di Bonifica all'istanza di un'azienda di Pontinia che nei mesi scorsi ha avuto qualche problema con i propri fornitori e che ora rischia anche di non soddisfare le norme previste dal Programma di sviluppo rurale per l'erogazione del contributo.
È il 16 febbraio 2017 quando la ditta chiede di realizzare un pozzo per le coltivazioni. Il Consorzio dice di no: l'azienda - si legge nel parere - «è tenuta ad addurre acqua a scopo irriguo con il servizio consortile». Anche perché - si precisa poco dopo - può usufruire di 18 litri al secondo, una fornitura superiore rispetto alla richiesta presentata. A giugno la replica dell'azienda, che precisa di occuparsi di produzione e commercializzazione di ortaggi in busta. È la cosiddetta "IV gamma", che prevede il lavaggio e il confezionamento di prodotti in buste pronti al consumo. I controlli qualitativi sono quindi rigidi. E qui sorgono i problemi. «Dalle ultime analisi effettuate sull'acqua della condotta consortile - si legge nella nota del 15 giugno 2017 - è risultata una presenza di carichi inquinanti, compreso la salmonella, tanto che le aziende di conferimento hanno ritenuto opportuno non ritirare dall'azienda un intero raccolto».
Il Consorzio risponde di nuovo (è il 31 luglio) e chiarisce: l'operato dell'ente è orientato alla tutela di tutta l'utenza irrigua e la realizzazione di pozzi e i conseguenti emungimenti inciderebbero negativamente sui servizi collettivi d'irrigazione e conseguentemente su tutti gli altri agricoltori. Per l'azienda è una grana, perché ha aderito con investimenti consistenti al Psr del Lazio, «investendo sulle attrezzature e la realizzazione del pozzo è imprescindibile - si legge negli atti - quale mezzo per assicurare la produzione di ortaggi in conformità delle norme e per l'erogazione del contributo».
Alla Provincia di Latina, obbligata per un regio decreto del 1933 a chiedere il parere al Consorzio di Bonifica, non è restato altro da fare che disporre il diniego. Ma c'è una possibilità, quella di chiedere l'autorizzazione per uso industriale. Oltre, come sempre, a un eventuale ricorso al Tar.