«La Torre del Pesce non era di proprietà dello Stato. Quando è stata venduta era di proprietà privata, e lo era da tempo». Lo era almeno dai primi anni Quaranta. Questo sostiene l'avvocato Maurizio Dorrati, che entra nella questione della recente vendita della torre militare del 1500 a un privato per 62 mila euro. L'avvocato Dorrati, a dire il vero, nella questione c'è da sempre. Perché ha rappresentato nei tanti giudizi proprio il privato che, creditore della famiglia a cui apparteneva il bene, l'ha rivendicato in un atto di pignoramento. E va a finire che fa pure la parte del cattivo. Ma non è così, ci spiega l'avvocato. «Sono anni che si continua con questa storia», ci spiega. «La Torre sarebbe di proprietà del demanio? Sbagliato. C'è un atto di legittimazione e di affrancazione che dice esattamente il contrario». Ma andiamo con ordine. L'avvocato ci ripercorre la storia della Torre del Pesce, sorta sulla fascia costiera insieme a tante altre per difendere i papi dagli attacchi esterni. Nel 1870, subito dopo l'Unità d'Italia, dallo Stato Pontificio passa allo Stato italiano e diviene demaniale. Ma poi accade anche altro. nel 1927 vengono istituiti gli usi civici. E l'avvocato Dorrati sfodera un atto: «Nel 1937, si sigla la transazione tra il Comune di Terracina, proprietario degli usi civici, e la famiglia assegnataria dei terreni. Trattasi – dice l'avvocato Dorrati – di decreto reale del 22 febbraio 1937 in cui vengono legittimate le terre in possesso della famiglia a cui erano state assegnate fino a quel momento. C'è anche la Torre del Pesce. L'atto transattivo di legittimazione – prosegue Dorrati – prevede la cessione delle terre in cambio di un canone enfiteutico annuale, poi affrancato con il pagamento in 4 rate di un'unica somma».

E' con questo atto, trovato all'archivio di Stato, che l'avvocato torna dal giudice dopo il primo annullamento della vendita. «Il giudice, ovviamente, concorda sulla sdemanializzazione». Insomma, conclude Dorrati, «non è mai stato venduto un bene dello Stato. Lo Stato avrebbe potuto esercitare il diritto di prelazione. Ma non l'ha fatto.