Oltre ai siti archeologici più blasonati, San Felice Circeo nasconde anche un patrimonio che fin troppo spesso non viene valorizzato come si dovrebbe, se non addirittura dimenticato.
Un caso emblematico è il fortino napoleonico, lasciato alla mercé di chiunque. Una facile "preda" per i vandali, come dimostrano le scritte incise sulle pietre o i muri smontati per delimitare i falò di Pasquetta (e non solo). I danni alla struttura, invasa anche dalla vegetazione, sono ormai incalcolabili.
Tra questi beni, anche i ruderi di una struttura la cui storia, forse, potrebbe essere diversa rispetto a quella tramandata fino ad oggi.
Parliamo dei ruderi nella zona del "semaforo", che, anziché arrivare dal medioevo, potrebbero essere di età napoleonica. E ciò spiegherebbe anche il nome dell'area. È questa l'ipotesi avanzata dal gruppo di ricerca "Circei", che nei giorni scorsi, come spiega Carlo Gallone, appassionato di storia locale, ha visitato questo «fortino medievale». Occorre ricordare, per contestualizzare il tutto, che San Felice è stato possedimento napoleonico fino al 1814. Un periodo nel quale sono state costruite le batterie Moresca e Cervia, nonché il telegrafo, detto anche, appunto, "semaforo". Si trattava di un sistema di comunicazione a distanza con segnalazioni semaforiche meccaniche. «L'esistenza di un semaforo di Napoleone al Circeo – dice Gallone - è documentata da Giuseppe Capponi nel 1856. Il quale afferma che il telegrafo fu abbandonato nel 1814». Lo scopo era probabilmente quello di fare da nodo fra Ponza e Terracina.
Di questo sito, di cui non restano che i ruderi, si sono sostanzialmente perse le tracce. Lugli nel 1928 lo vede e lo ritiene un «fortino medievale», ma non risultano studi aggiornati e approfonditi. In base all'analisi anche delle caratteristiche dell'edificio, che sarebbe dotato a quanto pare di uno spazio per cannocchiale, il gruppo di ricerca "Circei" ha avanzato questa nuova teoria. Un'ipotesi ovviamente da verificare, anche se, per tornare a quanto detto in premessa, questi siti archeologici, purtroppo, molto spesso restano nel dimenticatoio. Ignorati anche da chi, invece, dovrebbe valorizzarli.