Era solo questione di giorni. Scoppia la grana del piano di dimensionamento scolastico deciso dal Comune, che prevede per il prosismo anno il trasferimento degli alunni del plesso "Francesco Lama", attualmente inserito nell'istituto comprensivo "Don Milani", nell'edificio della scuola elementare "Elisabetta Fiorini" del Comprensivo "Montessori". Il "no" arriva dal comitato genitori, con la raccolta di ben 80 firme. 

La decisione del trasferimento, motivata con un calo di iscrizioni, è già stata presentata in forma di proposta alla Provincia di Latina, dove ha incontrato un primo stop per carenza di documentazione. Un imbarazzo, aveva rimarcato il Partito democratico, respinto però al mittente dall'assessore alla Scuola Roberta Tintari, che aveva rivendicato la competenza comunale sulle scelte e una tempistica non proprio "amica" da parte di via Costa.

Ma se lo scontro politico è nell'ordine delle cose, la lettera che il comitato dei genitori ha inviato nei giorni scorsi al Miur, al ministro Valeria Fedeli, al presidente della Regione e al dirigente del Don Milani Giuseppina Di Cretico, registra uno scontento che arriva dal basso. I genitori esprimono «forti preoccupazioni per le voci insistenti di una futura chiusura della struttura da parte del Comune per trasferire i bambini in altra sede, distante chilometri da quella attuale». Ora, forse parlare di chilometri è esagerato. Certo, il trasferimento non è solo una voce, ma sta scritto in una deliberazione già arrivata in Provincia e ora diretta in Regione.

E comunque, il comitato genitori crede «che non esistano ragioni di bilancio tali da giustificare la chiusura di una struttura d'eccellenza che non soffre certo carenza di iscrizioni, anzi registra sempre una lista d'attesa». Proprio la carenza di iscrizioni aveva spinto l'ente a pensare a un accorpamento. Gli ottanta papà e mamme che firmano la petizione, invece, il Comune dovrebbe pensare ad altri tagli, e soprattutto registrano «una mancanza di informazione sul tema». Per questo e chiedono al sindaco «di poter discutere preventivamente ogni futuro progetto con le famiglie e con le comunità di riferimento che non intendono rinunciare a un simbolo di qualificazione sociale come la scuola». «Molte famiglie, con tanti sacrifici, hanno acquistato o affittato le abitazioni vicino la scuola», concludono, «con questa chiusura i nostri sacrifici risulteranno inutili».