Si procede a passo di lumaca nella realizzazione delle cappelle gentilizie all'interno del cimitero di via Anxur. Le strutture, già acquistate da diverse famiglie ma che ancora non esistono, sono inserite in un progetto da due milioni di euro che prevede anche loculi, ossarini e edicole funerarie. Dovrebbe fruttare al Comune circa tre milioni di euro dalla vendita. E infatti sta fruttando soldi (al 29 dicembre sono stati accertati circa 700 mila euro) ma i lavori non arrivano.

Qualcosa si muove, con la nomina nei giorni scorsi della commissione esterna che dovrà valutare le offerte tecniche. Ma è un muoversi alla moviola, se si pensa che il bando di gara è stato pubblicato sui giornali lo scorso mese di luglio, dunque circa 7 mesi fa. La commissione, che dovrà essere esterna, è composta da un tecnico del Comune di Gaeta e uno di San Felice Circeo, che affiancheranno il dirigente comunale di Terracina Claudia Romagna. La richiesta di disponibilità dei tecnici ai Comuni è partita il 15 dicembre. Quasi due mesi fa.
Questi i ritmi che stanno dietro ai lavori per la realizzazione delle cappelle gentilizie. I soldi, i cittadini, li hanno però sborsati già ad aprile del 2017, ovvero quasi un anno fa, e il bando di gara è stato preparato a giugno. Del perché ci si metta così tanto a garantire dei lavori, è un mistero. Di certo i cittadini che hanno impegnato grosse somme di denaro, dovranno aspettare ancora, se la commissione è stata appena nominata.

La procedura prevede l'apertura delle buste, la valutazione delle offerte, l'aggiudicazione provvisoria, il controllo dei requisiti, la firma del contratto. Burocrazia, a cui si aggiunge la lentezza degli uffici, in parte legata alla carenza di personale. Solo che il cimitero registra un bisogno cronico di infrastrutture: soprattutto di loculi (nel progetto ne sono previsti quasi 400).
Per ora si procede con estumulazioni ed esumazioni, per consentire la sepoltura dei defunti. Solo la settimana scorsa erano sei le salme in attesa di sepoltura. Si va a ritmi decisamente lenti. Come peraltro accade per tutti i lavori pubblici da appaltare, ingolfati in una burocrazia spietata.