Nel giorno dei quarant'anni dal rapimento di Aldo Moro e dall'uccisione degli uomini della sua scorta ad opera delle Brigate Rosse; e ad appena due settimane dalle riprese televisive che, per un attimo, hanno "riportato" il presidente della Democrazia cristiana a Terracina,  il giornalista Antonello Di Mario rispolvera una fotografia dall'Archivio Flamigni che consente anche alla cittadina pontina, che tanti giorni di relax ha regalato allo statista e alla sua famiglia, di celebrare la ricorrenza. Una fotografia in mezzo tra la vita pubblica e quella privata, che ritrae Moro alla fine del lungomare, vicino la sua abitazione, con alle spalle il "grattacielo", oggi un hotel, chiacchierare con una persona. Moro, anche quando era pieno clima estivo, atmosfera balneare, conservava anche nel vestire una sua forma e formalità. Sempre al lavoro, si potrebbe dire. E sempre guardato a vista dagli uomini della sua scorta, i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci; gli agenti della Polizia di Stato Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, che resteranno vittime dell'attentato.

Come scrive Antonello Di Mario, terracinese di origine e profondo conoscitore della vita di Moro, in un suo intervento: «A Terracina erano tornati proprio nel fine settimana precedente a quel 16 marzo perche' "il Presidente" aveva promesso di far vedere il mare all'amato nipotino di due anni, Luca Bonini». Il resto è storia, ed è bene non dimenticare mai quegli anni bui, nei giorni in cui le tensioni sociali sembrano riaffacciarsi in Italia. Ma, volendo usare ancora le parole di Di Mario, «è bene ricordare Aldo Moro non con le tragiche immagini del 16 marzo in via Fani, o del 9 maggio in via Caetani, ma sotto il sole di Terracina, su quel lungomare, pieno di vita e sorridente».

Qui l'intervento integrale del giornalistasul sito www.formiche.net