Ripetuti attimi di commozione hanno caratterizzato gli eventi della giornata di ieri dedicati alla commemorazione di Giuseppe Ippoliti. Durante la seconda guerra mondiale, Ippoliti, nato a Sonnino, diventato intanto uomo e carabiniere, salvò la vita di due bambine ebree spacciandole per sue nipoti e mettendole così al riparo dai nazisti che stavano riservando agli ebrei in Italia le stesse atrocità dell'olocausto che da anni infliggevano agli ebrei di Germania.

Quelle due bambine continuarono così a vivere e una di loro, Edith Fischhof Gilboa, intanto diventata donna e scrittrice, all'età di 95 anni ha voluto rendere omaggio alla memoria di quell'uomo cui deve tanto, lì dove lui è nato, Sonnino. Così, la presentazione del suo libro, "Vivrà Libera nella Terra Promessa", avvenuta ieri pomeriggio, è stata l'occasione per narrare, a chi non la conosceva, la storia di Giuseppe Ippoliti e del suo gesto di coraggio che salvò la vita di Edith e di Trude che all'epoca avevano 17 e 19 anni. Il libro parla di questo episodio e di tutta la vita della 95enne scrittrice. Nella mattinata, invece, in memoria di Giuseppe Ippoliti, alla presenza delle autorità e della stessa Edith Fischhof Gilboa che, a dispetto della veneranda età, ancora lascia trasparire un'energia vitale non indifferente, nel campo esterno alla chiesa di Santa Maria delle Canne, dedicato ai sonninesi sepolti fuori da Sonnino, è stata posta una lapide commemorativa del carabiniere eroe. Un uomo alla cui memoria è dedicato anche un albero nel Giardino dei Giusti in Israele.

Un uomo di cui la Gilboa ha così raccontato: «Seguendo l'indirizzo che Giuseppe Ippoliti aveva lasciato scritto in un biglietto dato a nostro padre qualche mese prima, mia sorella e io arrivammo a casa di Peppino dopo una lunga fuga a piedi e in treno dalla Val Brembana. Fuggivamo dal campo di concentramento del confino svizzero. Incurante dei pericoli che correva, ci accolse come sue nipoti mettendoci al riparo dai nazisti e dalla deportazione».