Forse la città di Fondi non meritava l'onta di passare per il luogo simbolo del «trattamento disumano» dei profughi provenienti dall'Africa nel 2018. Invece le è toccato in sorte uno dei peggiori scandali (e relativa inchiesta giudiziaria) sull'accoglienza e le sei persone arrestate, i vertici delle cooperative Ginestra e Azalea, hanno distrutto con un «sistema criminale» il patrimonio di solidarietà che proprio Fondi si è guadagnata, praticamente da sola, giusto venti anni prima di questi arresti dei «rapaci» delle due coop.
Le foto e le cronache sono ancora vive e testimoniano cosa è accaduto a Fondi nella primavera del 1997.
La sera del 21 marzo arrivano in città 400 profughi albanesi che vengono sistemati dentro uno dei campeggi del lungomare «Il Gabbiano». Ad allestire il campo ci sono gli uomini della protezione civile e la Prefettura, che ha coinvolto un'associazione provinciale «Famiglia Migrante». Nelle ore immediatamente precedenti l'arrivo in massa dei profughi circola in città un vento di dissenso ma niente di eclatante. Gli albanesi erano malvisti per quel loro vizietto di sfruttare la prostituzione delle connazionali e per i furti. Eppure quel timore dura lo spazio di mezza giornata. La sera del 22 marzo la tenda per la cucina è già pronta, comincia il periodo di accoglienza della durata di 60 giorni. La Caritas di Fondi e le altre associazioni di volontariato si stavano preparando da una settimana all'arrivo degli ospiti e avevano inserito anche un servizio di vaccinazioni per i bambini, che erano una quarantina ed effettivamente ebbero tutti bisogno dei vaccini forniti dalla Asl di Terracina.