Un paese «smemorato», in cui spesso quanto messo nero su bianco in atti ufficiali rimane lettera morta. È il caso delle intitolazioni di una strada e di un piazzale che, stando ai documenti approvati dal Consiglio comunale e dalla Giunta, dovrebbero essere intestate alla memoria dell'ingegnere Riccardo Morandi (piazzale Grotta delle Capre) e al ricordo di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, vittime del massacro del Circeo. Per apporre una targa, in un caso, non sono bastati 12 anni.


Piazzale Morandi
Nell'agosto 2016 l'amministrazione comunale di San Felice con una delibera di Giunta (la 134) decide di intitolare il piazzale della Grotta delle Capre all'ingegnere Riccardo Morandi, uno dei precursori del turismo al Circeo: la sua villa è stata una delle prime di Quarto Caldo. Una scelta che «deriva dal fatto che lo stesso - si legge - ha avuto uno stretto legame con il paese, nonché fama internazionale nel campo della progettazione di opere di cemento armato». Giusto qualche esempio: l'ingegnere Morandi ha progettato la centrale elettronucleare sul Garigliano, il ponte di Sabaudia, il ponte (di 9 chilometri circa) che attraversa la laguna di Maracaibo, diversi cinema a Roma, l'auditorium di Santa Cecilia, nonché il sollevamento di templi egizi. Nonostante siano passati due anni, della targa nessuna traccia. «Da tempo - ci dice il figlio dell'ingegnere, Maurizio - abbiamo segnalato questa situazione. Ci sono stati incontri col sindaco, ma nulla è stato fatto. Eppure il legame di mio padre con il Circeo è stato da sempre strettissimo. È stato uno dei pionieri e siamo sempre rimasti a San Felice, mentre altri hanno venduto le loro ville». Eppure, espletate le formalità, non servirebbe altro che apporre una semplice targa. Due anni in questo caso non sono bastati, ma dalla delibera dell'intitolazione a Lopez e Colasanti ne sono passati già 16.


Via Lopez-Colasanti
Era luglio 2006, a 31 anni dal delitto. Nel corso della presentazione del libro di Federica Sciarelli sul "massacro del Circeo", l'allora sindaco Giuseppe Schiboni, in carica ancora oggi, annuncia l'intitolazione di una strada a Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, vittime di quell'orrore. E questo alla presenza di alcuni famigliari delle due ragazze. Poco dopo arriva anche la delibera di Consiglio comunale, approvata all'unanimità e pubblicizzata anche sul periodico "Circeo in Comune". «Considerato – si legge nell'atto - l'efferato crimine compiuto sul territorio del comune di San Felice Circeo nei confronti di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti vittime di una malvagità umana e di lucida follia che non ha confini territoriali, a trentuno anni dal tragico evento si intende consegnare la loro immagine a futura memoria e ai posteri come vittime di uno dei più atroci delitti contro la persona». La strada - ha affermato all'epoca il sindaco, come si legge in un comunicato ancora presente sul sito del Comune - «diventerà presto un percorso naturalistico che dalla grotta di Neanderthal arriverà fino a Vigna La Corte, passando per la pinetina, il museo delle conchiglie che realizzeremo nella villa confiscata alla Banda della Magliana e il parco archeologico di villa Marco Emilio Lepido». Di quanto annunciato è stato fatto poco. Nessuna traccia del percorso naturalistico e del museo delle conchiglie; la villa confiscata è abbandonata e via Lopez-Colasanti, invece, è ancora via del Morrone. Eppure di tempo ne è passato parecchio: 12 anni non sono bastati per apporre una targa. O forse quel che è mancato e manca è la volontà.