E' l'associazione di imprenditori più giovane del nostro territorio, nata soltanto un paio di mesi fa da una costola di Federlazio dopo lo scisma provocato dalla forzatura romana per imporre un cambio di direzione che ai soci della provincia di Latina è suonata come un'invasione di campo, oltre che un'imposizione. Impresa veste i panni della scommessa e calza gli scarponi di chi vuole fare tanta strada perché guarda avanti e vede lontano. Il presidente Giampaolo Olivetti ha colto al volo lo spunto offerto dal dibattito in corso sull'idea di realizzare un nuovo ospedale a Latina per rispondere alle istanze di un'utenza ormai troppo vasta e sempre più esigente per potersi rassegnare ai limiti strutturali del Santa Maria Goretti.
«Come imprenditore, prima ancora che come Presidente di Impresa, non potrei che essere d'accordo con il progetto di portare alla nostra città e più in generale all'intero territorio provinciale una struttura nuova e concepita secondo gli standard attuali - spiega Olivetti - Se partiamo dal presupposto che un ospedale è un servizio importante per una comunità, dobbiamo allo stesso tempo cercare di pensare che il servizio da offrire dovrebbe essere il migliore possibile, e laddove c'è un servizio di eccellenza anche gli utenti si attivano per usufruire di quel servizio. Insomma, una struttura sanitaria modello, oltre che rappresentare un fiore all'occhiello per il territorio e per i cittadini, diventerebbe un attrattore capace di muovere un indotto importante ed economicamente molto salutare per tutti. Non parlo soltanto di opportunità per le imprese e di posti di lavoro, ma anche di tutto quello che può accadere attorno e vicino ad un ospedale modello: alberghi, ristoranti, negozi, servizi di appoggio».
Un mondo nuovo si agiterebbe attorno ad un ospedale capace di offrire all'utenza un servizio migliore, competitivo rispetto ad altre strutture che oggi richiamano i pazienti anche dal nostro territorio.
«L'ospedale che abbiamo adesso - insiste Giampaolo Olivetti - è inadeguato e fatiscente; sessant'anni dopo la sua costruzione non può più rispondere alle caratteristiche che dovrebbe avere una struttura sanitaria. E' lo stesso principio che vale per le autostrade e i ponti: concepiti diversi decenni or sono non sono più in grado di sostenere i nuovi volumi di traffico, impensabili cinquant'anni fa. Perché dovremmo rincorrere anno dopo anno l'esigenza di adeguare una struttura che non può reggere il carico di una popolazione triplicata rispetto all'epoca in cui fu realizzata? Meglio costruirne uno nuovo, non c'è dubbio».