Nei giorni scorsi, a fine agosto per la precisione, attraverso la pubblicazione delle relative determinazioni, il Comune di Priverno ha rivelato quanto ha incassato come contributo di ripristino ambientale per il danno fatto al territorio attraverso la loro attività di escavazione, dai gestori di tre cave.

E' una cifra che complessivamente ammonta a 170mila euro e che nasce dalla somma delle cifre versate dalle tre ditte calcolato sulla base del materiale cavato nell'arco del 2017, su un'unità di partenza che è quella di 30 centesimi di euro a metro cubo; tale cifra non rappresenta però il totale dell'incasso; innanzitutto perché non è quella l'unica cifra che le cave versano nelle casse del Comune in quanto sulla loro attività gravano anche altre voci come quella dell'Imu. Poi perché a Priverno le ditte che svolgono tale attività sono il doppio, ovvero sei.

All'appello dei dati pubblicati, a dieci giorni di distanza, mancano ancora quelli di altri tre soggetti attivi sul territorio. Anche i loro dati comunque sono prossimi ad arrivare visto che la legge regionale numero 17 del 2004 «Disciplina organica in materia di cave e torbiere» impone che entro il 30 settembre di ogni anno, e quindi da circa 20 giorni, i Comuni versino alla Regione Lazio, il 20% delle somme derivanti dalla riscossione del contributo dovuto per il materiale associato indicando nella causale: "Contributo per il recupero ambientale per il materiale associato".

La stessa legge prevede infatti che il Comune, tenendo conto degli importi unitari stabiliti dalla legge (l'importo stabilito per i materiali inerti della perizia giurata presentata dalle stesse ditte a certificare il quantitativo di materiale scavato e previo accertamento diretto, determina l'importo annuale del contributo dovuto che viene versato per intero al Comune e utilizzato per l'80% dal Comune stesso e per il 20% dalla Regione, per specifiche competenze.