Il presidente della Provincia e i sindaci di Sermoneta, Latina, Norma e Sezze hanno sottoscritto un documento unitario in sostegno della battaglia dei lavoratori della Corden Pharma contro il piano di esuberi e di concordato presentato dall'azienda. Ma soprattutto i sindaci chiedono al Ministero il riconoscimento della provincia di Latina di «Area di crisi industriale complessa».

I sindaci di Latina, Norma, Sezze, Pontinia e Sermoneta (Damiano Coletta, Gianfranco Tessitori, Sergio Di Raimo, Carlo Medici e Claudio Damiano) hanno deciso di mettere nero su bianco la preoccupazione per la crisi Corden «che rischia di diventare una nuova Goodyear e questo territorio non può davvero permetterselo». Tra gli amministratori c'è la consapevolezza che il caso dello stabilimento di Sermoneta rischia di creare un contagio con altre situazioni attualmente border line. «Esistono problemi legati a responsabilità sociali e ambientali - si legge nel documento - che non possono essere sottovalutate e che debbono vedere coinvolti tutti i soggetti interessati Per questo le istituzioni locali si impegnano a salvaguardare territorio e abitanti». Subito dopo i sindaci entrano nello specifico. «Per le conseguenze di questa crisi industriale e il complessivo impoverimento del tessuto produttivo e manifatturiero del territorio, più volte segnalato a Regione e Ministeri, gli enti firmatari chiedono al Governo e al Ministero dello Sviluppo economico, il riconoscimento di area di crisi industriale complessa per l'intero territorio». Un riconoscimento che riguarda, in sostanza, «un'area soggetta a recessione economica, a crisi occupazionale e ad una azione sempre più grave di messa in discussione delle condizioni complessive di una economica che rischia di essere inquinata da fenomeni malavitosi». Il riconoscimento di questa situazione permetterebbe, concludono i sindaci, «la presentazione di progetti di riconversione e riqualificazione industriale necessari e fondamentali per poter uscire dallo stato di crisi e prospettare un nuovo sviluppo e con esso garantire i livelli occupazionali esistenti e crearne di nuovi».