Nulla di nuovo, almeno per l'azienda, rispetto a quanto detto nei giorni scorsi durante l'incontro in Prefettura. Ma per i sindacati e gli attori in difesa dei lavoratori che verranno licenziati, ieri era un'importante occasione, un salvagente per quasi duecento persone.
Un vertice intenso, quello convocato ieri pomeriggio a Roma presso il Ministero del Lavoro per il caso Corden Pharma, dove, sindacati, aziende e rappresentanti del territorio hanno affrontato la delicata tematica che riguarda 192 esuberi, il taglio del 15% degli stipendi e il concordato. Presenti il Sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, l'assessore regionale Claudio Di Berardino, il presidente della Provincia Carlo Medici, il sindaco di Sermoneta Claudio Damiano, l'assessore comunale di Latina Giulia Caprì e i segretari dei sindacati Antonio Parente (FilcTem Cgil), Elisa Bandini (Femca Cisl), Luigi Cavallo (UilTec Uil), Ivan Vento (Ugl Chimici), Gianni Chiarato (Confail).

Lo scontro, naturalmente, è stato inevitabile. I sindacati hanno ribadito la contrarietà ai licenziamenti, confermando però di essere pronti a valutare altri ammortizzatori sociali che possano salvaguardare i posti di lavoro.  Determinato anche il sindaco Damiano, che ha voluto sollevare il problema ambientale che comporterà questa decisione, richiamando anche la responsabilità della Bristol Myers Squibb, dalla quale Corden Pharma rilevò lo stabilimento. Anche la Provincia, tramite il presidente Medici, chiede di trovare una soluzione alternativa, trovando necessario rimettere in carreggiata lo stabilimento, magari attraverso contributi e puntando su sperimentazione e brevetti. Ma il problema, in questa situazione, non sono soltanto i lavoratori della Corden: come spiega l'assessore Caprì, la manovra in questione colpirà direttamente l'intero indotto economico del settore, ossia tutte quelle ditte esterne che sono legate allo stabilimento.

I riflettori sono comunque puntati sui 192 esuberi, su quei dipendenti che stanno perdendo il posto di lavoro a causa di manovre definite forse poco trasparenti. I sindacati, infatti, hanno ribadito di essere pronti a trovare, in sinergia con l'azienda, una strategia capace di rilanciare lo stabilimento, salvando i posti di lavoro. Ma oltre a tendere la mano, i sindacati sono stati chiari: per loro la direzione aziendale è stata poco collaborativa, e «ha presentato il conto senza dire nulla prima». Dopo tutti gli interventi, la parola è passata al Sottosegretario Durigon, che ha spiegato come il Ministero si muoverà in direzione di quanto richiesto dai sindacati, ossia di salvare i posti di lavoro, promettendo anche di sollecitare il Tribunale di Latina per la nomina di un curatore del Concordato di continuità, così da sbloccare velocemente il pagamento dei famosi 1.000 euro di anticipo della paga di ottobre dei lavoratori. Secondo quanto spiegato da Durigon, il tavolo aperto ieri sarà permanente e a disposizione di sindacati e azienda, ma quest'ultima deve produrre un piano industriale trasparente entro breve. Infine, dalla Ugl, è arrivata la richiesta alla Regione di valutare Latina come area di crisi complessa, per prevenire nei prossimi anni altri casi simili a quello che sta vivendo la Corden. Proposta che il ministero ha intenzione di valutare. 

Relativamente all'erogazione dei mille euro quale acconto ai dipendenti, il Ministero ha dichiarato di aver già interessato, stante la procedura avviata, il Tribunale di Latina. Il sindaco di Sermoneta Claudio Damiano ha così commentato: «Il comune di Sermoneta  ha ribadito di essere in prima fila al fianco dei lavoratori e di essere impegnato nel mantenimento del sito produttivo. Su questo obiettivo riteniamo debbano essere chiamati in causa tutti i soggetti interessati. Il comune di Sermoneta, a seguito dell'apertura del tavolo territoriale sulla crisi Corden, seguirà costantemente l'evolversi della vicenda insieme alla Provincia e agli altri comuni, e promuoverà un intervento diretto della Regione al fine di determinarne un esito positivo».

Intanto questa mattina è in corso un incontro presso la sede di Unindustria a Latina proprio per tentare una ulteriore mediazione sul caso Corden Pharma.