Come annunciato lunedì mattina durante l'incontro nella sede di Unindustria, ieri la dirigenza di Corden Pharma ha annullato in modo unilaterale la validità di tutti gli accordi di secondo livello con i lavoratori. Ciò vuol dire che a far data dal mese di febbraio 2019, i dipendenti della Corden avranno una limitazione nelle retribuzioni pari a circa il 27%.
Tra gli accordi disdetti ci sono i seguenti istituti: "Premio di Produzione", "14esima mensilità e relativa indennità media aggiuntiva", Ticket Restaurant", "Indennità sicurezza", "Indennità sterili e polveri", "Indennità trasporto", "Indennità di Funzione Quadri", "Indennità reperibilità", "Straordinario su chiamata", "Festività Pasquetta" e "Indennità di turno notturno per turnisti 3x5". Annullato anche l'accordo sul bonus produzione firmato nel 2009 e che prevedeva l'erogazione di una cifra tra i 170 e i 230 euro a seconda del dipendente su base annuale ma che, per un errore della Corden, è stato invece erogato mensilmente.
«Tale decisione si rende necessaria a causa della grave crisi economica finanziaria che sta attraversando l'azienda e dell'eccessiva onerosità degli accordi economici in essere anche in ragione del fatto che l'azienda, in data 12 novembre 2018, ha depositato domanda di ammissione al concordato preventivo in continuità presso il Tribunale di Latina», c'è scritto nella lettera inviata da Corden Pharma alle organizzazioni sindacali.
I sindacati hanno appreso la comunicazione e sono comunque pronti a dare battaglia il 10 dicembre prossimo all'incontro fissato nella sede di Unindustria, dove si proverà a ricontrattare questi accordi di secondo livello, evitando di annullarli tutti come vorrebbe Corden. Dal punto di vista giuridico, spiega la Femca Cisl in una comunicazione inviata ieri ai lavoratori dell'azienda di Sermoneta, «trattandosi di accordi aziendali inerenti salario, l'azienda può disdirli».
Sempre Femca Cisl, nella comunicazione alle maestranze, ha sottolineato che è sua intenzione insistere sulla strada della cassa integrazione: «L'obiettivo è la cassa e non comprendiamo a cosa serve fare un referendum tra i lavoratori su questo tema, come proposto da altri sindacati - si legge nella nota - Se passano i 75 giorni, l'azienda potrà licenziare con i requisiti di legge, anche senza accordo», ricorda la Cisl nella nota. Il sindacato annuncia infine che «la sola proposta da noi lanciata di effettuare una mobilitazione davanti allo stabilimento Bristol Myers di Anagni, ha smosso le acque, perché tutti si sono mossi per scongiurare il presidio e a quanto pare ora la multinazionale ha capito che deve andare al Ministero per discutere la questione Corden».