Hanno parlato di "piano Marshall" per il settore edile, denunciato il fallimento di oltre mille imprese negli ultimi anni, il considerevole ridimensionamento (cinquemila addetti) degli iscritti alla Cassa edile. Ancora: chiedono a gran voce la realizzazione della Roma-Latina e parlano delle esigenze di riscrivere le regole per l'affidamento degli appalti pubblici andando anche oltre riferendosi alla situazione in ambito locale: «I ribassi con cui vengono affidate alcune gare sono insostenibili». I costruttori dell'Ance, l'associazione che nel sistema di Unindustria li rappresenta ed è guidata dal presidente Pierantonio Palluzzi, stanno vivendo una stagione di forte impegno sul territorio.


E' successo qualcosa in particolare?

«In realtà Ance ha sempre svolto con impegno e abnegazione il proprio ruolo su questo territorio. Lo ha fatto anche attraverso i miei predecessori, non ultimo Davide Palazzo, è indubbio che il periodo complicato che le imprese stanno vivendo e il livello dei temi imbastiti nell'ultimo periodo ci hanno portato ad alzare la guardia».


Quali sono questi temi?


«Lo stato di crisi del nostro settore, per esempio. 271 milioni di euro di investimenti in meno per le opere pubbliche in terra pontina. In dieci anni le amministrazioni locali non hanno fatto nulla perché lo Stato ha tagliato sempre più fondi. E il risultato è evidente: le città cadono a pezzi, le strade sono impraticabili e la nostra provincia è sempre più isolata anche sul piano delle infrastrutture, senza parlare dei numeri dell'edilizia che colano a picco anno dopo anno. Sulla Roma-Latina abbiamo discusso mesi con la Regione Lazio, soprattutto dopo la sentenza del Consiglio di Stato che è entrata nel merito della gara ma non l'ha annullata. Si dovrebbe ripartire da quel pronunciamento e da quella gara, a nostro avviso. La Regione avrebbe intenzione di scegliere una strada diversa: nessun problema, ma va fatto prima che scada il contributo del Cipe».


Le amministrazioni sono in difficoltà, certo anche le inchieste che hanno travolto alcune di queste e la politica in generale e anche alcuni costruttori non hanno aiutato...


«Tutti devono fare il loro lavoro secondo le regole e queste regole debbono costituire una garanzia per tutti».


Lei, nei suoi ultimi interventi ha fatto riferimento al nodo delle gare che in alcuni casi vengono affidate con un ribasso che ha ritenuto eccessivo. A cosa si riferiva?


«Ho semplicemente sottolineato che ci sono appalti affidati anche con il 55% di ribasso. Penso che chi deve fare il proprio lavoro deve farlo alle migliori condizioni non solo sul fronte del guadagno ma anche e soprattutto su quello del servizio reso. Anche questa, a proposito di regole, è una garanzia: per chi mette i soldi, che poi sono i cittadini, e per chi deve lavorare al meglio delle proprie potenzialità e con condizioni economiche che garantiscano la qualità dei materiali scelti e del lavoro svolto anche a tutela del suo stesso operato. Insomma fare un lavoro, farlo al giusto prezzo garantisce chi lo svolge e soprattutto chi lo affida».


Intende dire che quei lavori non vengono realizzati a regola d'arte?


«Non intendo dire questo, ovviamente. Voglio dire che così le imprese possono trovarsi non nelle migliori condizioni lavorative e che pur di ottenere una commessa gli imprenditori fanno sacrifici che portano ad altri sacrifici in una catena che alimenta nient'altro che la crisi del settore e che in alcuni casi potrebbe penalizzare anche sul piano della qualità delle opere realizzate».


Spesso qualità e competenza, questo sul fronte privato, non sono sinonimo di risparmio.


«Spesso per risparmiare si realizzano opere che anche a breve termine non convengono. Le faccio un esempio: in queste settimane stiamo promuovendo l'ecobonus e il sismabonus, incentivi che complessivamente potrebbero consentire ai proprietari di immobili di risparmiare anche di recuperare l'85% dell'investimento fatto nell'ambito di una ristrutturazione. Questo vuol dire per noi fare edilizia e farla in maniera lungimirante con immobili ecosostenibili che, pur costando in principio qualcosina in più, offrono prestazioni eccellenti che si riscontrano anche sulle bollette».


Ha parlato delle emergenze del momento. Esiste una ricetta per il rilancio?


«Noi come categoria e quindi come Ance vogliamo fare la nostra parte. Ci occupiamo della formazione, facciamo tavoli di confronto e seminari sulle materie del settore, abbiamo un dialogo aperto con gli ordini professionali. Abbiamo avviato un dialogo concreto anche con i sindaci. Indubbiamente servono maggiori investimenti pubblici e in questo caso il primo passo è l'intero progetto delle Autostrade pontine: l'apertura dei cantieri creerebbe da subito 40mila posti di lavoro complessivi e 13mila ad opera conclusa. Non è poca cosa. Poi, come ho detto, noi vogliamo essere presenti e stiamo studiando soluzioni per dare un contributo ancora più fattivo a questo territorio, rendendoci disponibili ad esempio ad entrare nel confronto sul nuovo ospedale del capoluogo. L'importante è fare e fare presto, servono soluzioni ed azioni conseguenti perché non c'è tempo da perdere».