"Non capisco davvero quale sia la portata provocatoria della candidatura di Latina ad ospitare il Lazio Pride 2019. È una manifestazione tenuta in numerose città del mondo e di Italia, alcune delle quali spesso citate come modelli da seguire. Cosa ci sarebbe di provocatorio?" Così il consigliere comunale e segretario di Lbc, Francesco Giri, alza lo scudo in difesa della candidatura del capoluogo ad ospitare il Lazio Pride, manifestazione che si pone l'obiettivo di sensibilizzare sulle tematiche riguardanti il mondo lgbt+ (lesbiche, gay, bisessuali e transgender). La candidatura è stata ufficializzata direttamente da Lazio Pride, comitato organizzatore composto da Arcigay Roma (capofila), Arcilesbica Roma, Azione Trans, Gay Center e Sei Come Sei, attraverso la propria pagina Facebook. Tra le città individuate dal coordinamento anche Viterbo, Frosinone, Albano Laziale, Guidonia e Ostia che lo ha ospitato lo scorso anno.  "Dicendo che questa manifestazione è provocatoria - prosegue Giri -  si attribuisce a Latina una peculiare suscettibilità, dal sapore vagamente omofobico che rifiutiamo nel modo più categorico. Sarebbe sufficiente non partecipare per non sentirsi provocati, ammesso che sia possibile. Per chi si chiede se sia ancora necessario organizzare eventi tanto plateali per affermare il diritto a godere della propria sessualità, la risposta è data proprio da queste reazioni ostative, seppur ammantate di perbenismo. Il futuro è uno spazio da disegnare: libero e senza barriere di qualsiasi sorta"

Anche Arcigay Latina interviene sulle polemiche sollevate. "La candidatura è stata proposta senza nessuno spirito di provocazione - Anna Claudia Petrillo vicepresidente Arcigay Latina - non c'è niente di provocatorio in una manifestazione per i diritti umani. Dispiace leggere dichiarazioni di questo tipo, piene di sessismo, omofobia e maschilismo nemmeno troppo velate, soprattutto a fronte di tutto il lavoro che in questi anni abbiamo svolto sul territorio.
Questo ci dimostra quanto lavoro vada ancora fatto, e non ci resta che sperare che il Lazio Pride si svolga proprio a Latina. Nessuno può impedirci di sfilare, anche eccessivi e colorati, per le strade della città, negando di fatto il nostro diritto a manifestare liberamente per l'autodeterminazione. Queste dichiarazioni, peraltro, lasciano trasparire una visione del mondo che non è certamente in linea con la richiesta di valori di libertà e uguaglianza che ovunque, nel mondo, viene espressa a gran voce nelle piazze e nelle sedi del potere democratico".

"L'unica arroganza che vedo è quella di chi vorrebbe impedire il Pride a Latina - ha aggiunto il consigliere comunale, sempre Lbc, Valeria Campagna - momento di apertura e di libertà che deve concretizzarsi in primis nel rispetto dell'autodeterminazione e delle idee di altri, soprattutto se riguardano i diritti civili. Parliamo di diritti che purtroppo non vengono rispettati e il mondo omosessuale ancora oggi è vittima di discriminazioni e violenze. Per questo auspico che Latina quest'anno possa ospitare il Pride 2019 e che sia un bel momento di partecipazione civica.