Lo Stato italiano dovrà pagare l'Imu nei Comuni dove possiede dei beni che sono utilizzati per finalità diverse da quelle istituzionali.

È questo, in buona sostanza, quanto si deduce da due recenti pronunce della Corte di Cassazione, i cui giudici hanno esaminato dei casi relativi al pagamento della vecchia Ici in un piccolo Comune del modenese e nella città di Roma. Due vicende diverse, che arrivano alla medesima conclusione: lo Stato e le sue articolazioni devono versare quanto dovuto per l'imposta sugli immobili, fatte salve alcune eccezioni.

In Emilia
Ritenendo infondato il ricorso dell'Agenzia del Demanio, la Suprema Corte ha ribadito l'obbligo dell'ente di versare al Comune di Concordia sulla Secchia - un piccolo centro che si trova in Emilia, al confine con la Lombardia - quanto dovuto per l'Ici degli anni compresi fra il 2005 e il 2007 relativamente a otto immobili, ossia quattro case e quattro opere idrauliche. E i soldi dovrebbero entrare nelle casse del municipio proprio perché l'Agenzia del Demanio è proprietaria di quei beni. Respinta subito al mittente la questione dell'esenzione: infatti, per quanto riguarda l'Ici - ma anche in merito all'Imu - l'esenzione per gli immobili posseduti dallo Stato e dagli altri enti pubblici «spetta soltanto - si legge nell'ordinanza - se l'immobile è adibito a un compito istituzionale riferibile, in via diretta e immediata, allo stesso ente che lo possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale».